I primi di Novembre i Giovani Democratici hanno lanciato una campagna di mobilitazione nazionale su  “Le 10 proposte dei Giovani Democratici”: 10 idee attraverso cui si immagina un Paese dove la dignità del lavoro viene tutelata, la garanzia dei diritti allargata a frontiere inedite, lo sviluppo sostenibile promosso.

Il lancio della nuova mobilitazione dei GD arriva al termine di un percorso lungo di condivisione, che si è svolto sia negli organi della giovanile a tutti i livelli, sia nei gruppi di lavoro promossi durante la Festa nazionale di Bologna, sia attraverso una consultazione online aperta alle opinioni di chiunque avesse voluto contribuire.

Crediamo che, a partire da queste proposte, si possa sviluppare una forte iniziativa di promozione della giustizia e della libertà nel nostro Paese.

I Giovani Democratici saranno impegnati inoltre in una raccolta firme di sostegno che mobiliterà tutta l’organizzazione, al fine di alimentare la conoscenza delle proposte e rafforzarne il consenso (per le date della mobilitazione clicca qui). Sarà uno sforzo che inseriamo tra le priorità della nostra agenda e che ci coinvolgerà per i mesi che verranno.

Di seguito le 10 Proposte dei GD:

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1. Abolizione del parasubordinato e contratto professionalizzante

Cancellazione del contratto parasubordinato, unicum italiano che consente di assumere dipendenti pagati meno, con bassi contributi previdenziali e non protetti. Istituzione di un contratto professionalizzante, a tutele crescenti, in un patto a tre: Stato, impresa lavoratore. Maggiore flessibilità in cambio di maggiore impiegabilità: 300 ore per istruzione e formazione professionale.

2. Statuto delle attività professionali

Uno strumento di sostegno alle partite IVA e a tutte le attività professionali sviluppatesi nel corso della grande trasformazione che ha riguardato il mondo del lavoro. Lo STATUTO DELLE ATTIVITA’ PROFESSIONALI è nato dalla collaborazione dei più importanti coordinamenti delle Associazioni Professionali Italiane. Introduce finalmente anche in Italia uno strumento organico di sostegno, regolazione e salvaguardia del lavoro autonomo svolto con attività prevalentemente.

Semplifica la burocrazia per l’avvio di un’attività autonoma. Rafforza e migliora la legge 4/2013 sulle professioni non ordinistiche Esclude dall’Irap i lavoratori autonomi con attività prevalentemente personale senza impresa. Estende la forfetizzazione fiscale dei “contribuenti minimi” dopo il quinto anno d’attività con una forfetizzazione del 15%. Agevola l’erogazione e l’accesso del credito e regola i tempi dei pagamenti; Sostiene l’aggiornamento professionale con la deducibilità delle spese per formazione e l’istituzione di voucher formativi specifici per i lavoratori autonomi.

Regola i compensi dei lavoratori autonomi con attività individuale perché siano equi e tutelati da accordi collettivi specifici Riduce l’aliquota contributiva per i professionisti iscritti alla gestione separata Inps, allineandola a quella degli altri lavoratori autonomi iscritti all’Inps Rende esigibile la maternità per le iscritte alla Gestione Separata come per le altre lavoratrici autonome ed estende le prestazioni in caso di malattia Estende l’Aspi ai parasubordinati e da ammortizzatori sociali specifici alle partite iva con attività individuale

3. Per una legge sul contenimento del consumo di suolo, la tutela dei terreni agricoli, l’uso del riedificato

Case insicure e spesso inabitate, capannoni vuoti, autostrade incomplete, parcheggi stracolmi, cave abbandonate, strade trafficate. Sono alcuni degli elementi dello sviluppo urbano che continua a cancellare importanti porzioni del nostro territorio. In tre anni abbiamo perso, secondo Ispra, ben 720 chilometri quadrati di suolo. Nemmeno la crisi ferma questa epidemia cementificatoria, che devasta il Paese senza incidere per nulla sull’emergenza casa che riguarda ben 650mila famiglie che per reddito e condizioni avrebbero diritto ad un alloggio di edilizia popolare.

Grazie ai dossier di Legambiente e dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (INU), fondato da Adriano Olivetti per la diffusione della migliore cultura urbanistica europea, troviamo un quadro puntuale della situazione. Il tasso di consumo di suolo è arrivato al 7,3%, dei 22mila chilometri quadrati urbanizzati in Italia, il 30% è occupato da edifici e capannoni, il 28% da strade asfaltate e ferrovie.
Tra le città con le superfici più cementificate troviamo Napoli e Milano (con oltre il 60%) seguite da Pescara e Torino (oltre il 50%) e poi da Monza, Bergamo, Brescia e Bari con oltre il 40% di superficie impermeabilizzata.

Questa incontinenza edificatrice è insensata, non è giustificata da un aumento della popolazione. Ci sono segni indelebili sul territorio nazionale, intanto è cresciuta la speculazione edilizia e il primato della rendita immobiliare.
Bisogna dire basta. Per fermare questa bulimia, per tutelare il paesaggio e il patrimonio storico artistico, cosi come prescrive con gli art. 9 e 117 la nostra Costituzione, serve una forte e unitaria volontà nazionale.

Si tratta di stabilire vincoli nazionali per limitare il consumo di suolo. Le amministrazioni locali hanno dimostrato una debole capacità di autoregolazione e la legislazione regionale, ad eccezione di quella toscana, non ha saputo rendere cogenti principi di contenimento pur solennemente dichiarati.
Tra il 1971 e il 2010 si è avuta una diminuzione di superficie agricola utilizzata (S.A.U.) di 5 milioni di ettari, pari al territorio occupato dalla Lombardia, dalla Liguria ed dall’ Emilia Romagna.
Bisogna porre un limite al consumo di superficie agricola, e promuovere la priorità del riuso, tramite censimento delle aree comunali già edificate, ma inutilizzate o soggette a possibile rigenerazione, recupero o riqualificazione.

Non servono altre case di carta in periferia, insicure e invivibili, ma nuove politiche per ripensare periferie degradate e dismesse con procedure che permettano finalmente di avviare progetti innovativi.
Serve fissare come obiettivo nazionale la riduzione del consumo di suolo, così come hanno fatto gli altri paesi europei: nella legislazione nazionale tedesca, in Francia in base ad accordi tra comuni e vincoli nazionali, in Gran Bretagna addirittura già dall’inizio del Novecento.
Ci sono decine di proposte di legge, da ultimo un disegno di legge del Governo Letta, depositati nei cassetti del Parlamento e fermi da tempo. Si tratta di rompere gli indugi e gli interessi consolidati, definire i criteri di una nuova politica urbana e invertire l’andamento di questa cattiva trasformazione che ha investito la penisola.

4. Matrimoni paritari per tutti

Ci impegneremo affinché si arrivi ad una riforma generale del diritto di famiglia che riconosca a tutti i cittadini il diritto di contrarre un matrimonio civile al quale, per tutti ed in modo eguale, corrispondano
i medesimi diritti e doveri indipendentemente dal sesso dei componenti della coppia.

5. Accesso alla rete, un diritto del cittadino

Portare a termine l’agenda digitale ed in particolar modo garantire l’accesso alla banda larga/larghissima tanto per i privati cittadini, quanto per il pubblico e le aziende. Oggi questo accesso risulta, purtroppo, ancora fortemente afflitto da profonde diseguaglianze tra nord e sud del paese e tra il centro e le periferie delle aree urbane. Intendiamo portare avanti questa campagna ribaltando la prospettiva tradizionale interpretando l’accesso alla rete non come un servizio, ma come un diritto del cittadino.

6. Cittadinanza e diritto di voto agli stranieri regolarmente residenti

Riduciamo i tempi per l’acquisizione della cittadinanza agli stranieri che vivono regolarmente in Italia: dopo 5 anni di residenza stabile, chi vuole può diventare cittadino italiano. E garantiamo loro il diritto di scegliere i propri rappresentanti nelle Istituzioni. La garanzia dei diritti è la via principale di inclusione nella cittadinanza.

7. Diritto di voto agli studenti e ai lavoratori fuori sede Sono ottocentomila circa gli italiani per cui il diritto di voto è difficilmente esigibile

Chiediamo che venga riconosciuto il diritto di voto in mobilità a tutti coloro che vivono in una regione diversa rispetto a quella di residenza oppure all’estero, siano studenti Erasmus o fuori sede, lavoratori pendolari di lungo raggio o altro ancora.

8. Testamento biologico, un diritto

Riteniamo necessaria la formalizzazione del testamento biologico come strumento giuridico riconosciuto al fine di non lasciare più alcun dubbio circa la libertà individuale di scelta riguardo i trattamenti sanitari ai quali si è sottoposti. Permettere cioè al cittadino di accettare o rifiutare in via preventiva trattamenti sanitari nell’eventualità in cui dovesse trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto

di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato) a causa di malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti.

9. New Deal 4 Europe

Promuoviamo un’Iniziativa dei Cittadini Europei già depositata, alla ricerca di 1 milione di sottoscrizioni in almeno 7 Paesi dell’UE. Chiediamo una tassa sulle transazioni finanziarie e una carbon tax e l’investimento dei proventi da lì derivanti in lavoro, ricerca, infrastrutture, sviluppo sostenibile.

10. Legalizzazione delle droghe leggere

Dopo l’abolizione della Fini-Giovanardi da parte delle consulta la scorsa primavera risulta quanto mai urgente portare avanti una battaglia che conduca alla legalizzazione delle droghe leggere. Gli studi scientifici e i numerosissimi documenti prodotti (con particolare riferimento allo “United Nation Office on drugs and crimes”) da anni ormai confermano il fallimento delle politiche proibizioniste sia in termini di consumo personale, sia, soprattutto, in termini di controllo del mercato e della distribuzione delle sostanze stupefacenti ormai largamente nelle mani della criminalità organizzata.

Occorre discutere di un provvedimento legislativo che regolamenti la coltivazione e l’uso della cannabis sottoponendole a monopolio di stato, anche e soprattutto per semplificarne l’accesso a fini terapeutici sviluppando parallelamente una nuova e più attenta cultura (ancora notevolmente arretrata) in materia di accesso a cure palliative e terapie del dolore oggi ancora drammaticamente legate alle disponibilità economiche dei singoli.

In materia di cure palliative e terapia del dolore è da accogliere positivamente l’accordo siglato tra il ministro Pinotti e il ministro Lorenzin che autorizza il ministero della difesa alla sintetizzazione a fini terapeutici di farmaci derivanti dalla coltivazione di cannabis, iscrivendo ufficialmente e legalmente, per la prima volta, l’Italia nel registro dei paesi produttori con l’obbiettivo abbattere i costi di importazione degli stessi farmaci e di renderli dunque più facilmente accessibili.
Occorre dunque aprire una profonda riflessione che porti, dopo quasi ventiquattro anni, alla modifica della legge 309/90 in materia di droghe.

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