Tremate, tremate le streghe son tornate

Era uno degli slogan più “in voga” durante le lotte femministe, e anche oggi viene spesso rievocato durante manifestazioni e proteste.

Le “streghe quelle vere”, quelle del XV-XVIII secolo per intenderci, erano donne considerate legate al demonio. Fattucchiere che fabbricavano filtri e amuleti per far innamorare, per mandare il malocchio e per attentare alla virilità di questo o quell’uomo.

Quelle più “fortunate” erano donne che decidevano di non seguire i dettami della chiesa, che vivevano “a modo loro”. Donne moderne per l’epoca, che sapevano maneggiare le piante e i minerali, alcune erano veri e propri medici in grado di curare grazie alle loro mani e alle loro conoscenze. Donne che conoscevano il loro corpo, che si ribellavano all’obbligo di una vita passata al focolare a sfornare figli, che tentavano di costruirsi una vita anche sociale, di “sorellanza” con altre donne. Le altre, tante, tantissime, erano semplicemente pazze, sfortunate che non erano in grado di gestire da sè la propria vita e la propria salute, che venivano abbandonate a sè stesse. Straparlavano, si comportavano in maniera “strana”, diversa dal “normale”. In entrambi i casi queste donne erano associate al demonio, pericolose per la morale e possibili “untrici” di brave mogli e figlie, che le avrebbero seguite nei loro sabbath e festini demoniaci. La persecuzione, la tortura, il rogo erano la loro condanna.

Quei roghi, per fortuna, si sono spenti da qualche centinaio di anni. Ma non si sono spenti i luoghi comuni.

Molti pregiudizi sono stati abbattuti durante gli anni del femminismo. Tutti, e non solo le ragazze e le donne, dobbiamo moltissimo a quelle battaglie: non si muore più (o si muore molto meno) sui tavoli delle mammane, sono caduti molti tabù sul corpo e la sessualità, uccidere una donna per gelosia non è più un “delitto d’onore” così come stuprare non è reato contro la morale, ma contro la persona.

Nonostante ciò c’è ancora tanto da fare nel campo degli stereotipi e dei pregiudizi. Molti ricordano coloro che hanno protestato durante il ‘900 solo come “quelle che bruciavano i reggiseni”, donne poco conformi ai bei vecchi canoni dell’epoca, non inquadrabili nella griglia tradizionale di “moglie/madre/angelo del focolare” dunque degne di appellativi poco piacevoli. E anche oggi le ragazze e le donne che non rientrano all’interno di un determinato schema, che fanno sentire un po’ di più la loro voce si “meritano di diritto”, per così dire, insulti vari: sono sicuramente arrabbiate perchè “in quei giorni” si sa, diventano intrattabili, oppure sono insoddisfatte perchè non hanno un Maschio con la M maiuscola al loro fianco, oppure ancora non essendo delle adorabili bamboline da esposizione avranno qualche carenza affettiva e d’autostima da colmare con un carattere sopra le righe.

Il maschilismo e la misoginia non sono solo nelle battute di Berlusconi su Rosi Bindi. Così come l’omofobia non sta solo nel “meglio puttanieri che froci”. Maschilismo, misoginia, omofobia e razzismo stanno anche nelle battutine che facciamo tra di noi, nei discorsi da bar degli anni ’50 che accomunano un po’ troppe persone, anche giovanissime, anche di sinistra. Nell’assumere che una persona abbia un determinato comportamento per il semplice fatto di essere nata femmina, per il suo orientamento sessuale o per qualsiasi altro pregiudizio. Stanno nell’usare abitualmente, senza neanche accorgercene determinate parole in maniera spregiativa o offensiva. Nel dare del “finocchio” al ragazzo un po’ particolare che passa per strada o della lesbica alla ragazza coi tatuaggi e i capelli corti, come se sia ovvio che essere omosessuali comporti necessariamente un certo codice comportamentale e un certo look, e soprattutto che ciò sia degno di derisione perchè buffo, strano, diverso o sbagliato. Sta nel dare della “mestruata” alla ragazza che ti ha risposto male o non è d’accordo con te e nel definire “zitella” la donna che magari ha una carriera brillante ma non un marito, assumendo che qualsiasi azione compiuta da un essere di sesso femminile dipenda necessariamente da ciò che accade nella sua pancia.

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3 pensieri su “Tremate, tremate le streghe son tornate

  1. Di igNoraNza ed igNoraNti

    C’è qualcosa che abbiamo dimeNticato. NoN è uNa cosa da poco iNteNdiamoci. C’è uN valore che la siNistra deve iNeluttabilmeNte recuperare e cioè quello della difesa degli igNoraNti.

    Come possiamo verameNte defiNirci persoNe al servizio dei più deboli e dei più bisogNosi quaNdo permettiamo di far passare Nelle Nostre file, fra i Nostri uomiNi e le Nostre doNNe (addirittura due enne una affianco all’altra, che emozione) uN vile abbassameNto ed iNvolgarimeNto coNcettual-filosofico del priNcipio di supremazia della primarietà dell’uomo più iNdifeso: l’igNoraNte! nO! MAI! A graN voce si deve levare uN iNNo, ed uNo solo: w l’igNoraNte, w l’igNoraNza! L’igNoraNza come leva per cambiare il moNdo. L’igNoraNza come fulcro da cui far riNascere la Nostra società. Avrei potuto usare Nazione ma mi sembrava troppo a destra come termiNe, NoN sia mai che rubiamo i vocaboli dei maledetti arci-Nemici. L’iNtolleraNza Nei confroNti di chi NoN sa, NoN può fare parte dei Nostri principi. D’altroNde lo stesso Socrate (e NoN PlatoNe) elogia iN maNiera iNeludibile l’igNoraNza quando dice: “so di NoN sapere”. MeNo male che la LAICA (lo so, NoN ceNtra Nulla, ma aNche iN altri coNtesti è fuoriluogo eppure vieNe usata lo stesso) iroNia facile ci sostieNe e ci aiuta. Ci vieNe iN Nostro aiuto quaNdo con aria di superiorità deNigriamo quei poveri igNoraNti quaNdo sbagliaNo a scrivere, quaNdo sbagliaNo a parlare e soprattutto quaNdo sbagliaNo a peNsare. Dall’alto della Nostra sapieNza dobbiamo illumiNare coloro che NoN saNNo coN tutti gli strumeNti iN Nostro possesso, a partire dal fargli capire quaNto sia sbagliato NoN peNsarla come Noi. Questa discrimiNazioNe di chi NoN sa deve cessare, solo così potremo realizzare il motto OrwelliaNo “IgNoraNce is streNgth”.

    Nel commeNtare sarcasticameNte uNa povera giorNalista ignoraNte che scrive someNthiNg aNziché somethiNg, Noi mostriamo tutta la graNde qualità delle Nostre persoNe. Nel deridere qualche misero igNoraNte che prova coN quei modi tipici da poveraccio a comuNicare coN Noi usaNdo strumeNti superati ed iNcivili come la dispoNibilità e la cortesia, Noi mostriamo la Nostra Naturale e legittima superiorità. Pare evideNte che solo aveNdo spregio di chi ci è iNferiore Noi potremo smetterla coN tutte le discrimiNazioNi ed i pregiudizi che roviNaNo questo moNdo iNfame. NoN c’è iNcoereNza Né discrimiNazioNe Nel difeNdere coN seNtimeNto chi Noi diciamo essere più debole e poi coNsiderare feccia ciò che NoN coNsideriamo degNo di alcuN valore. Noooooo! Noooooo! (come direbbe il VeltroNi-GuzzaNti di qualche tempo fa).

    Questo commeNto NoN è (e sarebbe alquaNto siNgolare se lo fosse) uNo strumeNtale uso di questioNi private riportate iN maNiera falsa, semplificaNdo e diceNdo che qualcuNo ha dato della doNNa iN età aNcora fertile (GRAVISSIMO) ad uNa ragazza perché questa NoN è d’accordo coN lui (aNcora più grave di prima se si può) e NoN perché (sempre ovviameNte in maNiera ipotetica, sia chiaro) questa ragazza ha uN atteggiameNto sempre iNdispoNeNte quaNdo NoN dichiaratameNte offeNsivo e volutameNte provocatorio Nei coNfroNti di questo ipotetico ragazzo, che seNza dubbio dev’essere uNo schifoso maschilista clericale bigotto moralista (ed anche uN po’ fascista che NoN ci sta mai male direi). INoltre questo commeNto NoN è e NoN potrebbe mai essere uNa strumeNtalizzazioNe di uNa particolare uscita -sbagliata per carità, su questo sono sinceramente e seriamente d’accordo- reNdeNdola iN maNiera abbastaNza disoNesta uN pretesto vittimista per attaccare qualcuN altro (che magari è quel viscido verme che NomiNavamo prima. Che porco!). Per fiNire dobbiamo smettercela di peNsare che avere rispetto Nei modi coN gli altri, per esempio evitaNdo -ahìNoi- il Nostro sublime quaNto elitario sarcasmo, possa servire a lavorare coN tutti uN po’ meglio e sereNameNte. La verità, uNica e sola, è che Noi aNdiamo beNe così, è tutto il resto che deve smetterla di girarci coNtro. O forse No?

    Nooooo! Nooooo!

    1. Solo una nota, per il personale ci sono altri luoghi: il post di cui sopra lo stavo cucinando da tempo, e la coincidenza temporale mi ha solo dato il La per scriverlo e pubblicarlo.
      Tutto il resto Vincenzo io lo lascio al privato, tu fai quello che ritieni più opportuno.

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