Unione di Centro

Letta l’intervista di Bersani a “la Repubblica”, si chiude il giornale e si prova a dargli ragione. Ci si sforza, davvero. Ma non ce la si fa.

Perché si può far finta di dimenticare che in qualunque paese del mondo quando la maggioranza cala nei sondaggi l’opposizione sale. Si può far finta di dimenticare che se in questi due anni avessimo fatto il nostro dovere di opposizione fino in fondo, denunciando con la dovuta forza gli scandali di questo governo e scendendo, con unità e convinzione, in piazza accanto ai tanti che lo hanno fatto, invece di lasciarli a Di Pietro e, ultimamente, a Vendola, oggi saremmo dieci punti sopra al Pdl e non ci sarebbe partita. Si può far finta di dimenticare che, dopo più di due anni passati all’opposizione, sarebbe ora di “tirar fuori il programma” e spiegare agli italiani che cosa vogliamo fare per quanto riguarda il lavoro, il fisco, la scuola, l’università, la ricerca, le politiche energetico-ambientali, l’integrazione, i diritti civili.

Si può anche far finta di non ricordare che tutti, da Veltroni a Franceschini allo stesso Bersani, hanno archiviato l’esperienza dell’Unione di Prodi come fallimentare e non riproponibile, salvo, poi, ripresentarla oggi, solo spostata verso i moderati. Praticamente, un’Unione di Centro. Abbreviato: UDC. Si può tralasciare persino il fatto che si parla di “sacrificare le primarie”, che sono state, fino ad oggi, l’unico tratto caratterizzante e distintivo di questo partito, con una naturalezza che pare quantomeno eccessiva.

Però, nonostante ciò, non si riesce lo stesso a dare ragione a Bersani. Perché, appurato che si è smesso di fare politica da un pezzo e ci si è dati al tatticismo spinto, si cerchi almeno di farlo bene.

Secondo “TermometroPolitico”, che ha fatto la media dei sondaggi realizzati negli ultimi 15 giorni da diversi istituti di ricerca, lo stato dell’arte è il seguente:

  • il centro destra è al 41,8%, con il Pdl al 28.7%, la Lega Nord all’ 11,6% e la Destra (che verrà imbarcata in caso di elezioni) all’ 1,4%.
  • il centro è al 13,2%, con l’Udc al 6.3%, Fli al 5,8% e l’Mpa-Api all’1,2%.
  • Il centro sinistra è al 37.4%, con il Pd al 25%, l’Idv al 5,8% e Sel al 6,6%.
  • restano fuori la Fds (1,7%), i Verdi (1%), e il M5Stelle (2,4%). 

Ora, essendo evidente che non è realistico proporre un’alleanza che vada da Vendola a Fini (sarebbe un carrozzone legato solo da un anti-berlusconismo di facciata, che si sfalderebbe dopo pochi giorni), la scelta si riduce ad un’alternativa: o una coalizione Pd-Idv-Sel o una coalizione Pd-Terzo Polo. I dati riportati sopra ci dicono che la prima arriverebbe al 37,4%, la seconda al 38,2%. Cioè, tra le due coalizioni possibili c’è, teoricamente, uno scarto di appena 0,8 punti percentuali.

Quindi, noi ci stiamo avvitando da mesi in un dibattito ombelicale, tatticistico ed autoreferenziale, proponendo formule politiche ed alleanze eteree che hanno come unico risultato quello di rinvigorire da un lato Di Pietro, che può incalzarci e fare la voce grossa, e, dall’altro, Casini, che si fa corteggiare senza mai sbilanciarsi, solo per passare da una coalizione ad un’altra equivalente da un punto di vista dimensionale. Senza considerare il fatto che la prima è preferibile per possibilità di costruire un programma, mentre la seconda sarebbe una “prima volta” e conterrebbe al suo interno personalità politiche di grande rilievo e molto eterogenee tra loro, che rischierebbero di elidere reciprocamente gli elettorati di riferimento (quanti, di sinistra, resterebbero a casa per non votare Fini e quanti, di destra, farebbero lo stesso per non votare Vendola?).

Insomma, un vero azzardo, che ci porterebbe, al massimo, ad essere grossi quanto oggi. Vale davvero la pena di infilarsi in questo ginepraio? O non sarebbe forse meglio definire una coalizione sicura, scrivere un programma di poche cose semplici e realizzabili e cominciare, con quello, a convincere gli italiani, partendo (anzi, ripartendo) da quei milioni che ci hanno abbandonato?

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2 pensieri su “Unione di Centro

  1. Ciao Enrico,

    innanzitutto voglio dare un saluto a te e a tutti i Giovani democratici di Rimini, leggo costantemente e da tempo il vostro blog e non posso che farvi i complimenti.

    Trovo assolutamente condivisibile tutta la prima parte del tuo intervento, sono chiare a tutte le mancanze del PD di questi ultimi due anni: in un qualsiasi paese civile di fronte a un governo così incapace e corrotto sarebbe bastato veramente poco per poter salire in maniera consistente nei sondaggi arrivando a delle probabili elezioni con tutti i favori dei pronostici.

    Sì, sarebbe bastato veramente poco, lavorando in maniera seria e tornando a fare della “vera” politica trattando i temi da te citati (lavoro, il fisco, la scuola, l’università, la ricerca, le politiche energetico-ambientali, l’integrazione, i diritti civili) e perchè no spingendo molto sul concetto di questione morale e un pò meno sul gossip puro fine a se stesso.

    E invece si è preferito seguire la strada del “vorrei ma non posso”, senza mai prendere posizioni nette e definite e soprattutto senza mai rispondere alla domanda che tutti i detrattori del centro-sinistra fanno, chiedendo quale sarebbe l’alternativa proposta. Credo che questo sia un punto assolutamente fondamentale per ripartire e per poter sperare: stilare un programma, per riconquistare la credibilità e la fiducia che si sono via via perse nel corso di questi ultimi anni.

    Riguardo la seconda parte del tuo discorso (quella delle alleanze) mi trovo invece in parziale disaccordo.
    Sono sempre stato molto scettico su Di Pietro e IDV che personalmente considero un concentrato di antipolitica e inaffidabilità, rappresentando quindi per il centro-sinistra quello che la Lega Nord è per il centro-destra (che poi dire che Di Pietro e di centro-sinistra è un pò come dire che La Russa è un liberale, ma tant’è).

    Le strade che quindi prospetterei per il PD sono due, ed entrambe non prevedono la presenza di IDV:
    – una posizione più laica e sbilanciata a sinistra, facendo una coalizione con SEL;
    – rinunciare alle questioni di laicità, rinunciare alla SEL, e sondare il terreno per verificare se sia possibile o no una coalizione duratura con il terzo polo.

    In particolare quest’ultima credo sia la strada più difficile per le ragioni da te citate (uomini di sinistra che troverebbero difficile votare un ex-missino, e viceversa, nonchè difficoltà sulla stesura del programma), ma anche quella potrebbe dare i risultati migliori, almeno in termini numerici.

    Un caro saluto a tutti voi, con la speranza di riuscire a partecipare presto ad un vostro incontro.

    Alessandro Grande

    1. Caro Alessandro,
      leggere il tuo intervento mi fa davvero molto piacere. Ti rispondo sull’unico punto che ci divide e che in realtà ci trova molto più vicini di quanto sembri. Cerco di spiegarmi.

      Sono pienamente d’accordo con la tua valutazione su Di Pietro. Ti dirò di più: tu lo paragoni alla Lega, io credo che per modi, atteggiamenti, controllo del partito e giravolte continue, sia molto simile anche a Berlusconi. Fossi stato in Veltroni, nel 2008, non avrei mai accettato un’alleanza con lui. Di Pietro non avrebbe superato il 4% e oggi sarebbe fuori dal Parlamento.

      Oggi, purtroppo, c’è un problema: Di Pietro è cresciuto molto in questi due anni e mezzo, soprattutto grazie ai nostri elettori, passati con lui proprio perché (soprattutto dall’estate 2008, con Piazza Navona) ha fatto, o perlomeno così è apparso, quell’opposizione dura che a noi è mancata e che, se avessimo voluto, avremmo saputo fare meglio, cioè senza i suoi toni populistici ed urlati.

      Cacciarlo oggi, quindi, apparirebbe come una sorta di rappresaglia. Del tipo: “Ci porti via i voti? E allora noi ti scarichiamo!”.

      Insomma, Di Pietro in sè non mi piace, ma al suo partito, purtroppo, guarda una fetta ampia di nostri ex-militanti ed ex-elettori, delusi dai nostri atteggiamenti, giudicati troppo spesso votati al compromesso e all’ “inciucio”. Se ci separassimo da Di Pietro ora, altri ci abbandonerebbero, giudicando la nostra azione come un vile tentativo di sabotaggio.

      Quale soluzione ti propongo? Diventare quel partito che tu descrivi nel tuo intervento. Ritorneremmo attraenti per i nostri elettori. E il “problema” Di Pietro, ridimensionandosi, si risolverebbe da solo.

      Ti aspetto assolutamente al nostro prossimo incontro!

      Enrico.

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