Avere vent’anni…nel ventennio berlusconiano

Decine di ragazze, giovani e giovanissime. Diciamo ventenni. Decine di ragazze alla corte del sultano, forse forniscono prestazioni sessuali, comunque passano serate a intrattenere due o tre settantenni con lascività. A fine serata, una corposa mancia, che quando non arriva o è scarsa o non corrisponde ai desideri provoca rabbia, scenate, pianti. Potrebbe essere un pagamento per le prestazioni fornite oppure un semplice “cadeau” per le convenute, comunque parliamo di migliaia di euro passati dalle mani del presidente del consiglio a quelle di Ruby, Iris, Marysthel…

Queste ragazze sono il prodotto di decenni di televisione commerciale e di berlusconesimo. Sono l’immagine di quello che tantissimi (non tutti, non generalizziamo) giovani desiderano, e lo sentiamo in tante intercettazione che si potrebbero parafrasare con “io non ho mica voglia di lavorare e farmi il **** per mille euro al mese!” e con i commenti di mamme e papà “magari fosse mia figlia la preferita o la fidanzata di Silvio“. Un’altra faccia del “voglio fare la velina“, le estreme conclusioni del voler essere celebri non per aspirazioni artistiche, ma per far poco e guadagnare tanto, ‘chè lavorare è per i poveracci o i perdenti.

Penso a loro come vittime? In parte. Sicuramente il posto di una diciassettenne straniera e in difficoltà non è Arcore o l’Olgettina, ma una casa famiglia, e qualsiasi adulto che si trovasse in casa una ragazza come Ruby dovrebbe semplicemente chiamare i servizi sociali e fare in modo di darle la vita che spetta a una ragazza della sua età. Al di là di questo non posso ignorare che il prostituirsi (che quei rapporti si siano consumati o meno, non importa) di diverse di quelle ragazze sia un consapevole mezzo per far carriera, o meglio, per fare fortuna. Avranno vent’anni (la nostra concittadina Minetti ne ha 25) ma non sono le ventenni del 1960. Sono le ventenni cresciute con canale 5, che hanno assorbito quella malizia e quelle aspirazioni. Sono il prodotto di questa cultura, di quello che è l’Italia ora, che ci piaccia o meno.

Parlo da ventenne, da giovane donna anche io cresciuta immersa in questa Italia ma arrivata a conclusioni diverse. Per la mia famiglia, per le possibilità che mi hanno dato i miei genitori e l’ambiente in cui sono cresciuta, certo. Perchè ho potuto ma anche voluto studiare, e lo faccio ancora. Ma io non voglio paragonarmi a Ruby o alla disperata sudamericana o magrebina di turno, è ovvio che le condizioni di vita fungono da premesse distanti anni luce e imparagonabili, io penso a ragazze come Nicole Minetti, che ha studiato nel mio stesso liceo, ma è entrata in quel giro ed è arrivata a fare il consigliere regionale proprio perchè ha abbracciato quello stile di vita, quel voler far soldi senza far fatica.

Il problema vero è che l’Italia è l’immagine del suo premier, e viceversa. Ormai paese e leader sono un’unica immagine indistinta, è su questo che dobbiamo lavorare. È questo il vero scandalo, l’egemonia culturale di cui abbiamo parlato tante volte.

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