Discriminazione aziendale

Rimini, 8 marzo 2011: “Albergo rifiuta stage a studentessa musulmana perchè porta il velo”.  Certo che l’8 marzo, la festa delle mimose e delle donne, tutto ci si aspetterebbe di leggere sul giornale, tranne questo titolo. E invece è proprio così: una studentessa dell’istituto alberghiero Malatesta di Rimini si è vista rifiutare il tirocinio dall’albergo presso il quale doveva svolgere la mansione di receptionist per tre settimane. La motivazione è mitica: ” Questa azienda non si presenta al pubblico né con piercing, né con tatuaggi o orecchini al naso o in faccia, nè con il velo in testa, secondo gli standard internazionali di ospitalità” .

E’ evidente che c’è una grande distinzione tra un tatuaggio ed un velo: è perfino imbarazzante far notare che il secondo è un simbolo religioso e culturale, non un vezzo estetico. Ed è imbarazzante, per l’albergo in questione, leggere le reazione di altri albergatori e la disponibilità data dal direttore dell’ Hotel Artis, dove la ragazza inizierà lo stage lunedì prossimo. “La presenza della signorina non arreca danno all’azienda, anzi. Arricchisce anche i nostri collaboratori, e si integra in una realtà multiculturale quale è la nostra.” dice il direttore dell’ Holiday Inn.

Dunque gli “standard internazionali di ospitalità” si rivelano non proprio standard, e neanche tanto internazionali: del resto, è davvero possibile pensare che si possa vietare con una regola aziendale di indossare un velo sui capelli? E’ evidente che si è trattato di un caso di discriminazione e  bene ha fatto il preside dell’istituto alberghiero a denunciarlo con forza.

Quanto avvenuto deve costringere anche la politica a una riflessione. Spesso abbiamo richiamato l’attenzione sul tema dell’integrazione e della multicultura: soprattutto la nostra provincia, da sempre votata all’ospitalità, non può tirarsi indietro di fronta a questa sfida. Il programma del centrosinistra non può prescindere dall’affrontare questo tema e noi faremo la nostra parte per arricchirlo con proposte ed idee.

Così da sostituire alle regole aziendali le regole della convivenza e del rispetto della diversità, perchè l’ospitalità non deve essere solo per i turisti ma anche per tutti quelli che scelgono la nostra Rimini per vivere, crescere, formarsi, lavorare.

Annunci

2 pensieri su “Discriminazione aziendale

  1. Filippo, io non credo che nell’episodio che hai riportato ci sia una discriminazione religiosa o culturale, perché l’imprenditore, in fondo, non è interessato alle intenzioni di chi indossa un velo, un piercing, un tatuaggio o una barba molto lunga. Per lui questi “ornamenti” si equivalgono; si equivalgono nel senso che, tutti, non riflettono l’immagine che un albergo a 4 stelle vuole dare ai suoi clienti.
    Il gestore si è limitato a rispettare la legge – del mercato.

    1. come ho cercato di spiegare, non si possono equiparare un piercing, la barba lunga, e un tatuaggio con il velo. Rispetto della diversità significa anche questo: non pensare che i simboli culturali e religiosi siano ornamenti o scelte estetiche.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...