Che tensioni sul Molise

Partiamo da un presupposto: con tutto il rispetto, non è che il Molise sia proprio il centro della politica italiana. Quindi, ci saremmo aspettati una reazione pubblica più sobria alla sconfitta di misura ottenuta alle regionali. Sarebbe bastato, per l’appunto, sottolineare che si è perso di poco e chiuderla lì. Poi, magari sarebbe il caso di ragionare seriamente, in qualche riunione riservata, su come sia stato possibile che il PD abbia preso solo il 9,3%, contro il 23,3% ottenuto nel 2006 da Ds e Margherita e, soprattutto, come abbia fatto a vincere le primarie Paolo di Laura Frattura, che a questo giro guidava il centrosinistra contro Michele Iorio e, in quelli precedenti, era un collaboratore dello stesso Iorio, (oltre a provenire da Forza Italia). Invece è stato un susseguirsi di dichiarazioni decisamente astiose e fuori misura, che sottolineano, purtroppo, un notevole nervosismo tra i nostri dirigenti.

Ha iniziato Franceschini, dicendo: “Per un pugno di voti in Molise vince il candidato di destra, inquisito, grazie ai voti di Grillo, tolti al
centrosinistra”
. Sulla supponenza e l’inutilità di queste recriminazioni credo non ci sia molto da dire. Grillo può non piacere, ma non si può certo impedirgli di presentarsi alle elezioni nelle modalità che crede. Credo che sia ora, invece, di decidere come comportarsi con il M5Stelle: o lo si considera un soggetto politico a tutti gli effetti (in fondo consideriamo una forza politica anche l’Api di Rutelli), e allora ci si confronta con esso anche prima delle elezioni, o si continua a far finta che non esista e allora non lo si considera né prima né dopo. Non si può, prima, non considerarlo degno di far parte dell’agone politico e, dopo, prendersela con lui perché ci ruba i voti.

Anche perché, mentre tutti ce l’hanno con Grillo, nessuno ce l’ha con Casini. Il quale, mentre a Roma vota la sfiducia al governo e continua a
essere visto da noi come un pilastro imprescindibile per il dopo Berlusconi (vedi D’Alema domenica sul Corriere), in periferia (dove gli conviene, ovviamente) continua a sostenerlo.

Il top qui lo raggiunge Fioroni, il quale verga convinto la seguente dichiarazione: “Le elezioni in Molise ci danno due preziosi suggerimenti su come creare un’alternativa di governo. Il candidato moderato prende da solo ben oltre il 6% di voti, in questo caso insomma la rimonta l’ha fatta lui con la sua lista, ed è un dato senza precedenti. […] Il nostro problema perciò è capire che non possiamo riprodurre una torre di Babele che non da garanzia di governo anche perché in ogni competizione c’è un Grillo o uno più a sinistra, è un’area intasata di soggetti”.

A noi è la dichiarazione a suggerirci due “preziosi suggerimenti”. Primo, che non si vincono le elezioni cercando di far crescere il più possibile il proprio partito, ma alleandosi con qualcuno che raccolga i voti al tuo posto. In effetti, vuoi mettere la comodità di non dover parlare agli elettori? Secondo, che le coalizioni non si fanno sulla base di affinità politiche ma sulla base dello spazio disponibile. “C’è un’area intasata a sinistra? E allora noi ci buttiamo al centro!”. Dico, ma si può?

Sorvolo sui commenti di Veltroni e dei suoi Modem: il solo fatto che voglia ancora metter becco nella direzione del partito è sufficiente.

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