I confusos

Volevo scrivere qualcosa su Firenze, ma poi non ce lo fatta ha seguire la tre giorni del Renzi, ho guardato giusto il suo intervento: una serie di… banalità continue. E allora avrei voluto fare un post intero su questo sindaco, che fin troppo sembra assomigliare al cavaliere inesistente di Calvino che è, solo per la sua grande volontà di esistere, senza la quale svanirebbe nel nulla, nell’anonimato. Privo di un corpo che gli dia sostanza: preparazione, analisi e capacità politiche di un dirigente progressista e laico; non esiste come uno dei migliori, ma solo in virtù della volontà di esistere. Questa è quello che pare essere dietro gli slogan e gli scalci, viste le posizioni che ha sul sindacato, sul mondo del lavoro, sui diritti civili (qui mi pare non ce ne siano di idee) e sul partito. Però un intero post su di lui non va bene, perchè apparirebbe livoroso ed in difesa di una ditta che non lo merita proprio, anzi ben venga se si candida alle primarie del partito.

Invece, voglio parlar di tutt’altro e far notare la rubrica sull’Espresso di Alessandro De Nicola (a pagina 15), che analizza il progetto politico degli indignados. Un movimento che non riesce ad esprimere una visione univoca, e soprattutto non fa un analisi coerente e sensata dalla situazione attuale. Nell’articolo si sofferma su alcune di quelle che paiono essere le soluzioni sulla crisi proposte da chi ne fa parte e fa notare come siano assurde o retoriche o peggio controproducenti.

Ora, continuando sulla nuova linea di citare altri della giovanile in ogni post, cito addirittura il segretario Carghini, che quando ci si riunisce in qualche caminetto o salotto a parlare di politica, fa notare come la maggiore delle incognite sulle ribellioni mediorientali sia propri il fatto che non ci siano formazioni che abbiano un progetto politico come fu per la Rivoluzione Turca, Francese, ed un po’ per tutte. Proprio questa incognita delle lotte spontaneiste è lo stesso enorme limite degli Indignados. Probabilmente è fisiologico, perchè quando si viene a creare una nuova situazione socio-economica, le ribellioni dovute a disagi vecchi e nuovi non sono subito organizzabili ed organizzate per un fine chiaro, proprio come le prime proteste operaie dell’Inghilterra industriale. Anche ora, i nuovi mezzi di comuncazione hanno sicuramente trasformato la società, ma da soli non possono generare la costituzione di gruppi organizzati in un progetto politico. Ma sicuramente permettono già a gruppi organizzati di amplificare la propria azione (nel piccolo pure questo blog), e in futuro potrà sicuramente facilitare questo processo di presa di coscienza ed autorganizzazione.

Una delle cose che forse è necessaria affinchè l’azione sia più incisiva, credo sia la capacità di costruire oltre che di indignarsi, perchè in Italia l’idignazione la sapevamo fare già molto bene da soli: Mani Pulite, polemiche contro la Casta e tumulti popolari per i disastri ambientali. Ma proprio l’Italia dimostra che sia la cosa più stupida ed inutile, perchè chi detiene il potere sa come spegnere la vampata di rabbia popolare e come dirottarle per i propri fini gattopardeschi. E quindi ancora una volta si torna sempre al solito punto: i cambiamenti li attuano i gruppi organizzati ed avvengono attraverso trasformazioni sociali lunghe e profonde, per questo quindi, oggi come ieri rimane indispensabile un azione determinata e costante dentro ed assieme l’unico partito che può salvare questo paese, cioè il Partito Democratico.

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2 pensieri su “I confusos

    1. Tralasciamo la parte su salotti e caminetti.
      E’ vera la confusione di proposte di quelli che, a loro discapito, vengono chiamati Indignados. Condivido i limiti di proposte spesso intriganti dal punto di vista morale ma impossibili o controproducenti da quello materiale. Tuttavia io, se fossi stato il PD, in piazza a Roma il 15 ottobre, dimenticando le violenze che sono avvenute, sarei andato. Perchè lì non c’era solo un insieme di proposte, c’era secondo me un disagio “profondo” di una generazione che dall’attuale relazione tra economia e politica si sente solo tradita. Un disagio che nasce dalla consapevolezza di perdere lentamente il proprio futuro. Io, se fossi stato il PD, sarei andato lì a parlare delle nostre proposte per i giovani. Sarei andato lì perchè lì erano le difficoltà e i problemi di una generazione.

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