L’Italia è una Repubblica fondata sugli stage

Se ne accorgono finalmente.

Se ne accorge il Corriere della Sera, che in questi ultimi mesi pare uscito da un letargo berlusconiano di almeno 20 anni.

Se ne accorge, ma più che accorgesene se ne occupa, Enrico Rossi, presidente della Toscana, che ne parla diffusamente a Bologna e ne fa un cavallo di battaglia.

Che la situazione dei giovani, stagisti o tirocinanti, abbia oltrepassato da molto qualsiasi tipo di etica del mondo del lavoro ce ne eravamo accorti da tanto. Possiamo però dire di non essere restati con le mani in mano, attendendo che cambi qualcosa a livello nazionale… giustificando così anche una ereditata passività a livello locale.

Abbiamo fatto invece qualcosa di diverso. Quella capitale morale, che il Corsera richiede per Milano, noi la stiamo facendo nella nostra Romagna. E’ da qualche mese che abbiamo iniziato, come giovanile, un percorso importante e significativo con alcune delle nostre amministrazioni.

Santarcangelo di Romagna, Morciano, Riccione e Rimini si stanno impegnando in un ambito che abbiamo sempre considerato solo nazionale, come quello del mondo del lavoro, per modificare nei limiti delle loro possibilità un mercato del lavoro che è ormai sempre più una giungla, in cui a “vincere” è sempre e solo il più forte.

Quello che stanno facendo parte dal presupposto che questi quattro comuni possano e vogliano diventare delle piccole capitali del lavoro etico, facendosi nel tempo portatori di un modello virtuoso di rapporto fra giovani e lavoro. L’obiettivo è introdurre nei rispettivi ambiti una “Carta etica del lavoro” che introduca degli elementi di eticità, magari piccoli ma importanti, in quei casi in cui è l’Istituzione a creare lavoro.

Una serie di buone pratiche che vanno dalle politiche di conciliazione a nuovi principi per le gare di appalto, dalle politiche di formazione e di orientamento a quelle da tenere nei confronti degli stages.

E proprio sugli stage la nostra proposta è quella di eliminare quelli gratuiti, di prevedere per questi un rimborso spese, e di prevederne una durata limitata per evitare che vadano a sostituire una carenza di personale dipendente. Se in alcuni casi questi è già previsto l’obiettivo è rendere questa condotta generalizzata e obbligatoria, sia per le istituzioni pubbliche sia per le aziende partecipate.

Sono sicuramente piccole cose che danno però un senso di marcia. Se ambiamo ad andare al governo a livello nazionale è per fare queste cose. E da noi lo vogliamo già dimostrare, senza che sia sempre qualcun’altro a costringerci a farlo.

 

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