Per mantenere le proporzioni

Credo che la scheda pubblicata sul sito di Repubblica – che mette a confronto i ministri dell’uscente governo Berlusconi con quelli dell’entrante esecutivo Monti – sia molto importante, perché ci permette di riflettere su un punto di questo regime morente (speriamo per sempre) che non è mai stato affrontato a sufficienza, specialmente dai media che contano: la pessima qualità del personale politico di cui si è circondato il Cavaliere.

Il risultato che traspare dalla tabella è, in questo senso, impietoso. Davvero, tra le due compagini non c’è partita. E non, si badi bene, per la superiorità soverchiante dei nuovi ministri – si tratta comunque di figure provenienti dai “giri che contano”, ben inserite, e da tempo, nell’establishment del Paese (anzi, dei Paesi, visto che il Vaticano, a quanto pare, ha dato il suo contributo) – ma per l’inferiorità imbarazzante di quelli vecchi. Pensare che gente come Romani, Frattini, La Russa, Fitto, Carfagna, Gelmini abbia potuto occupare per così tanto tempo ruoli di tale importanza e prestigio è veramente sconfortante.

Bisognerà ricordarselo questo, soprattutto tra un po’, soprattutto se e quando il governo Monti dovesse prendere provvedimenti “ostici” o perseguire politiche a noi non affini, di “destra”. Bisognerà ricordarsi che il berlusconismo non è stato solo un problema di pessima politica ma è stato anche un problema di pessime persone. E, certo, le due questioni possono essere legate, ma anche no, e averne superata una è già qualcosa. Avere dei ministri con curricula importanti e profili personali mediamente normali, invece che quella compagnia di giro da osteria o da sagra della porchetta (o da Ucciardone, visto che Romano, per esempio, è indagato per mafia) che c’era prima, è già un passo avanti.

Certo, vedersi presentare una politica liberale/liberista (il rischio c’è, inutile nasconderlo) da persone educate rispetto che da selvaggi che mangiano con le mani può essere ben magra consolazione. In un certo senso, può essere anche peggio, perché non li si può più combattere sul piano dell’inadeguatezza individuale. A maggior ragione, però, bisognerà ricordarsi quanto detto sopra: per avere sempre presente quello che ci stiamo lasciando alle spalle. Per mantenere, comunque, il senso delle proporzioni.

Quindi, pensiamo positivo: questa nuova situazione farà bene alle istituzioni, al Paese ed anche a noi, perché ci costringerà a confrontarci sui temi e a chiarire finalmente le nostre proposte. Anche perché il primo passettino per la ricostruzione l’abbiamo fatto, ma quello finale dovrà essere andare noi al governo, coi nostri ministri e il nostro programma. Abbiamo aspettato diciasette anni, aspettiamo altri diciotto mesi: basta che dopo ci arriviamo, però.

P.s. Lode al Pd che ha tenuto fermo il veto su Letta vicepremier.

P.p.s. Da notare le ultime cinque righe della tabella: il fatto che Rotondi, Brunetta, Bossi, Meloni e Calderoli siano stati sostituiti dal nulla mi sembra francamente il migliore sigillo sulla stagione politica che si è appena conclusa. Quella della Rivoluzione. Liberale. Già.

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