Chi nasce in Italia è italiano

“Mi auguro che in Parlamento si possa affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri. Negarla è un’autentica follia, un’assurdità”.

Lo ha detto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano durante l’incontro al Quirinale con la Federazione delle chiese evangeliche. Si tratta di un’affermazione così giusta e di buon senso che non vale neppure la pena di soffermarcisi troppo. Del resto, ricevere in risposta le deiezioni di Calderoli (“follia… la Lega è pronta a fare le barricate”), di Maroni (“stravolgimento dei principi contenuti nella Costituzione”), di Gasparri (“spallate… scelta assurda”) e di La  Russa Cicchitto (che minacciano di far cadere il governo Monti), tutti contrari, è sempre un buon termometro per valutare la saggezza delle proprie affermazioni.

È ancora lo statista Calderoli a spiegare le nobili e disinteressate motivazioni che determinano la sua posizione: “ … non vorrei che questa idea altro non sia che il ‘cavallo di Troia’ che … punti ad arrivare a dare il voto agli immigrati prima del tempo previsto dalla legge”. Il sottinteso è che gli immigrati, una volta ottenuto il diritto di voto, secondo loro, si precipiterebbero in massa alle urne per sostenere la sinistra, facendoli perdere. A parte che questo denota la loro elevata concezione della democrazia (“votano solo quelli d’accordo con me”), il paradosso è che la loro “paura” è infondata.

Il perché lo spiega oggi, in un articolo molto bello sul “Corriere della Sera”, Gian Antonio Stella: L’immigrato che si è inserito tende spesso a essere conservatore e più rigido verso i nuovi immigrati che non i cittadini originari. Perché li vede come possibili «concorrenti». Perché teme che possano destabilizzare la situazione in cui loro sono già inseriti. Perché via via si sono immedesimati nella nuova realtà al punto che desiderano dimostrare a tutti gli altri di essere diventati «dei loro»… Chi riesce a togliersi dall’ultimo gradino della scala sociale trova spesso naturale voltarsi indietro appena è salito sul penultimo per sputare su chi ha preso sotto il suo posto”.

Sempre sul Corriere, Rocco Cotroneo ci mostra l’altro lato della follia legislativa nazionale in quest’ambito, cioè il fatto che noi riconosciamo la cittadinanza italiana agli eredi dei nostri emigranti, anche se questi non sono mai venuti in Italia e mai avranno intenzione di venirci. Un australiano e un brasiliano discendenti di nostri connazionali, per esempio, hanno diritto a fare richiesta e ad ottenere il passaporto italiano anche dopo cinque generazioni. Anche qui, i commenti mi sembrano superflui.

Per fortuna, qualcosa si muove. Il neo ministro Riccardi sembra recettivo al tema: vedremo quanto spazio di manovra gli lasceranno e quanto riuscirà a conquistarsene. In più, è attivo da tempo il comitato “L’Italia sono anch’io”, che ha lanciato una raccolta firme per due leggi di iniziativa popolare: una, per l’appunto, sul diritto di cittadinanza per i figli degli immigrati; l’altra sul diritto di voto amministrativo per gli stranieri dopo cinque anni. Il comitato è attivo anche a Rimini e come Giovani Democratici ci stiamo adoperando, nel nostro piccolo, per favorire queste due proposte. Proposte a costo zero, semplici, di buon senso. Di civiltà.

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