E’ arrivata la manovra

No, non è una manovra di sinistra, non è nemmeno la manovra che avrebbe presentato il Pd.

È la manovra del governo Monti, un governo costituito dall’alta borghesia finanziaria del Paese, con notevoli entrature in Vaticano, sorretto al Senato dall’appoggio determinante del Pdl (quindi di Berlusconi, che ha imposto tutto ciò che gli interessava, forte dei numeri) e alla Camera da una coalizione che comprende praticamente tutti i partiti, Lega esclusa (a proposito, mai dimenticare che il Carroccio è corresponsabile della rovina in cui ci troviamo: gli urli che adesso si levano dalla fantomatica Padania, perciò, sono solo ridicoli).

È la manovra che ci ha imposto, di fatto, l’Europa, che oggi è guidata, a tutti i livelli, da esponenti di centrodestra (Barroso, Van Rompuy, Merkel, Sarkozy).

È una classica manovra di stampo conservatore, che colpisce i soliti noti, che già in questi anni hanno pagato e ripagato, con aumenti delle tasse e strette sulle pensioni e sui finanziamenti ai servizi locali. Gli elementi di equità (ritassazione all’1,5% dei capitali scudati, tracciabilità sopra i mille euro, ritocchi a costi della politica ed enti vari) sono largamente insufficienti. Di elementi di vera novità, nessuna traccia.

Del resto, è vero che non c’erano ragioni per pensare che andasse diversamente. E, per dovere di cronaca, bisogna anche dire che questo è il risultato a cui, con sfumature diverse, il partito voleva pervenire. È stata la strategia degli ultimi due anni quella di invocare il governo tecnico, rinunciando sempre a pronunciare la parola elezioni (e non mi riferisco alle ultime settimane, in cui la situazione è effettivamente precipitata, ma ai mesi precedenti). E, sempre per la cronaca, bisogna anche ammettere che la coalizione che ha dato la fiducia all’esecutivo, se depurata di alcuni elementi estremi, è molto simile a quella con cui molti dirigenti vorrebbero presentarsi alle elezioni.

Siamo riusciti a cacciare Berlusconi da Palazzo Chigi, questa manovra è l’ulteriore prezzo per non averlo fatto attraverso le urne. Speriamo, adesso, di riuscire a compiere un altro passo avanti. E speriamo, soprattutto, che quando lo faremo, questo passo, quelli che dovrebbero seguirci (che sono anche quelli che sopporteranno i nuovi sacrifici) ci siano ancora.

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