La politica della Chiesa: valori non negoziabili

Valori non negoziabili”,questo sembra essere diventato il mantra della politica della Chiesa e dei cattolici in politica. Per i non cattolici non è facile capire che cosa siano questi fantomatici valori e perché siano così importanti. La prima impressione è che dietro a questa formula, si nasconda il desiderio della Chiesa di imporre i propri, legittimi, princìpi alle masse e cioè pure a coloro che non li condividono.

 

I cattolici pensano, invece, che si tratti di diritti di ciascuno, connaturati alla vita dell’essere umano e che questi non si possano negare per poter affermare di vivere in una società veramente giusta.

Il primo a parlare di princìpi non negoziabili fu Papa Ratzinger in un discorso rivolto ai parlamentari del Partito Popolare Europeo, ricevuti in udienza il 30 marzo 2006 a Roma: «per quanto riguarda la Chiesa cattolica, l’interesse principale dei suoi interventi nell’arena pubblica è la tutela e la promozione della dignità della persona e quindi essa richiama consapevolmente una particolare attenzione su princìpi che non sono negoziabili. Fra questi ultimi, oggi emergono particolarmente i seguenti: tutela della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale; riconoscimento e promozione della struttura naturale della famiglia, quale unione fra un uomo e una donna basata sul matrimonio, e sua difesa dai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale; tutela del diritto dei genitori di educare i propri figli». In questo breve stralcio possiamo riconoscere per princìpi tutte le battaglie che sono state portate avanti da buona parte del mondo cattolico negli ultimi anni.

La tutela della vita così intesa ha portato alla concezione che non vada tutelata solo la vita dell’essere umano, ma anche quella dell’embrione e la difesa di questa idea è sfociata nella battaglia campale del referendum sulla fecondazione assistita. Ora, inItalia, un embrione è più tutelato di un feto. Sarebbe comico se non fosse tragico. La tutela di quella che si ritiene la famiglia naturale ha portato all’opposizione non solo ai matrimoni gay, ma anche ai più timidi tentativi di dare una tutela alle famiglie di fatto. Gli ambienti cattolici conservatori hanno quindi combattuto e vinto un’altra battaglia, affossando i DICO (“diritti e doveri delle persone stabilmente conviventi”). Avrebbero potuto beneficiare degli effetti del disegno di legge, qualora approvato dalle Camere, i conviventi, ovvero due persone maggiorenni, anche dello stesso sesso che, unite da reciproci vincoli affettivi, convivono stabilmente. Credo, quindi, si trattasse di una proposta di forte mediazione e il fatto che non si sia riusciti ad approvare neanche una misura del genere dimostra che in Italia c’è una chiara egemonia culturale. La tutela del diritto dei genitori di far educare i propri figli ha come conseguenza diretta quella di promuovere i finanziamenti pubblici alle scuole private, per la maggior parte gestite, guarda caso, proprio dalla Chiesa e dalle associazioni ad essa vicine. È da sottolineare che questa formulazione valoriale è stata espressa proprio davanti ai rappresentanti del Partito Popolare Europeo, di cui sono membri i partiti incaricati di portare poi avanti queste posizioni.

Aprendo l’ormai mitica conferenza di Todi, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana Bagnasco ha aperto il suo intervento dai valori non negoziabili: «La giusta preoccupazione verso i temi sociali del lavoro e della crisi economica non deve far perdere di vista la posta in gioco che èf orse meno evidente, ma che sta alla base di ogni altra sfida: una specie di metamorfosi antropologica. L’autentica concezione dell’uomo, della sua dignità, dei suoi bisogni veri, non indotti e imposti da una cultura prona all’ideologia del mercato. Senza questa visione l’ordine sociale e civile si deforma e progressivamente si allontana dall’uomo».In sostanza, è la Chiesa ad individuare quali sono i valori che non possono essere messi in discussione e se questi valori non sono poi applicati alla legge l’uomo si allontanerebbe dalla sua essenza. Quindi è la Chiesa a definire che cos’è l’uomo e quello che stabilisce deve valere per tutti.

Alla luce dell’importanza di questi temi si può comprendere meglio l’appoggio incondizionato che la Chiesa ha dato per anni a Berlusconi, il quale ha cinicamente appaltato alle gerarchie ecclesiastiche le questioni etiche. Se le questioni dirimenti sono queste tra i due schieramenti si sceglierà quello che proprio su queste darà più affidamento. Infatti, questo sostegno è stato dato fino a quando era umanamente possibile farlo, fino al convegno di Todi. Il riposizionamento è stato repentino ma efficace, ci ritroviamo con un UDC dato al 10% e tre relatori delle stesso convegno (Passera, Riccardi e Ornaghi ) ministri.

A lungo termine i cattolici sono destinati a ritrovarsi in nuovo soggetto fatto da loro per loro? Una nuova balena bianca che si collochi in mezzo agli attuali schieramenti oppure si innesti nel cadavere del Pdl deberlusconizzato (sempre che sia un cadavere) cannibalizzandone i resti? È presto per dirlo, ma se il loro orizzonte sarà quello di voler far dettare l’agenda politica da valori che sostanzialmente vengono dalla loro religione, francamente vedo difficile una loro partecipazione in una qualunque formazione dove non ci siano solo loro.

È effettivamente necessario trovare delle linee guida, delle idee dalle quali far derivare il proprio progetto politico, non perdendosi nel cercare di dare risposte sempre diverse ai problemi che la cronaca quotidianamente ci sottopone.

Il fermento che esiste nel mondo cattolico intorno alle tematiche che determineranno in futuro l’agire di quelle forze politiche non lo ritrovo nel dibattito degli ambienti non cattolici. Alla fine, i valori elaborati in questo ambito saranno di difficile comprensione ed accettazione da parte di chi cattolico non è , ed è per questo che sarebbe necessaria una vera riflessione di grande respiro sui princìpi che potranno portare avanti il futuro. Non mi pare però interessante una riflessione fondata sulla storia e fatta per dividere, come è stata quella di chi chiedeva l’inserimento delle radici giudaico-cristiane nella Costituzione Europea. Non è così che potremo arrivare a una formula che sia valida per tutti e che possa poi essere inverata dall’azione quotidiana della politica.

Sarò forse gravemente malato di relativismo, ma non ritengo che una qualunque formulazione valoriale possa essere sempre e comunque valida per argomento di autorità. Però di valori ce ne veramente bisogno, per non vagare nel caos di un eterno presente senza prospettive. Forse per riuscire ad avere una base comune dalla quale partire dovremmo sederci tutti ad un tavolo od organizzare un bel convegno (o mille) e negoziarla, ma ho qualche dubbio che questo tavolo di trattative possa essere accettato dalla controparte.

Luca Rossi

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