Questa sì che è antipolitica

Si usa spesso colpevolmente il termine antipolitica per indicare istanze diversissime tra loro, con l’obbiettivo di coprire le peggiori vergogne partitocratiche. La parola è però perfetta per descrivere il modo in cui “ServizioPubblico”, la trasmissione di Michele Santoro, ha analizzato ieri sera la contestazione del cosiddetto “Movimento dei Forconi”, esplosa in questi giorni in Sicilia contro le liberalizzazioni del governo Monti.

Lo schema era il solito: collegamento con Sandro Ruotolo dai luoghi della protesta. “Faccia nomi e cognomi”, diceva fiero uno dei rappresentanti del movimento, rivolto al Presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello che, nei giorni precedenti, aveva denunciato infiltrazioni mafiose tra i manifestanti. “La Sicilia è niente, nessuno ci ascolta”, continuava la portavoce degli studenti. “Questi non si sentono rappresentati”, faceva eco Santoro in studio. Su Facebook, ovviamente, tutti coi forconi in pugno, esultava dalle tribune Giulia Innocenzi

Facciamo i nomi”. Già, è proprio questo il punto. Alfano, La Russa, Romano, Prestigiacomo, La Loggia, Martino, solo per limitarsi ai ministri, sono gli uomini di governo che la Sicilia ha espresso negli ultimi dieci anni. Non parliamo poi di Dell’Utri e Cuffaro, per anni influentissimi esponenti di due dei più importanti partiti italiani. In Sicilia, dal 2001, quando vinse 61 collegi su 61, le formazioni politiche guidate da Silvio Berlusconi (con o senza l’Udc) hanno sempre ottenuto, sia alla Camera che al Senato, la maggioranza assoluta dei voti. Nel 2008, Raffaele Lombardo, quello contro cui ieri sera urlavano tutti, è stato eletto con il 65,3% dei voti

A protestare è il popolo siciliano”, si gridava ieri sera in piazza, volendo sottolineare la trasversalità della manifestazione. Bene, ciò vuol dire che ieri, in quella piazza, tre persone su cinque contestavano una scelta fatta da loro stessi. Ci si sarebbe aspettati, pertanto, una parola di autocritica, o, perlomeno, che qualcuno facesse loro notare la contraddizione. Invece, niente: solo urla e strepiti contro la Politica Lontana, lo Stato Assente, il Fisco Predatore. Mancava solo l’arbitro cornuto e poi c’erano tutti.

Insomma, è andato in onda il solito scusario nazionale, per cui gli altri sono sempre cattivi ed io sempre buono; la solita logica vittimistica per cui adesso tutti a piangere per Monti agente della finanza globale che ci vuole schiacciare. No, troppo facile. La verità è che Monti ci tocca sorbircelo anche e soprattutto perché per diciassette anni, andando alle urne, gli italiani hanno fatto delle precise scelte politiche e perché per troppo, troppo tempo, in questo Paese, è bastato blandire gli evasori fiscali e spararle grosse contro “negri, froci e fannulloni” per raccogliere applausi e consensi a man bassa. Bisognerebbe che certi paladini della libertà lo ricordassero, invece di dar ragione, sempre e comunque, al popolo.

P.s. Oltre a ciò la trasmissione ha avuto il torto di mescolare questi temi agli ottimi servizi riguardanti la tragedia della “Costa Concordia”, svilendo così il loro valore giornalistico.

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