Articolo 49 della Costituzione

Gad Lerner è, purtroppo, tragicamente inappuntabile, oggi, nel suo editoriale per “Repubblica” sul caso del senatore Pd Luigi Lusi, accusato di essersi appropriato di 13 milioni di euro di rimborsi elettorali destinati al suo ex partito, La Margherita. In particolare, sono quattro i punti che il giornalista evidenzia e sui quali vale la pena concentrarsi:

1)La cautela di Bersani, effettivamente, stupisce. Lusi, stando alle cronache, ha già ammesso davanti ai giudici le proprie responsabilità e si è detto pronto a patteggiare la pena e a restituire il maltolto. Cos’altro serve per fare scattare immediatamente meccanismi sanzionatori celeri e severi, senza attardarsi in vuote dichiarazioni di rito?

2)La vicenda dimostra purtroppo come, al di là di una unione politica che si sta faticosamente raggiungendo tra le diverse anime del Partito Democratico, permanga una sostanziale diffidenza, che si esplica nel continuare a mantenere separati i patrimoni delle formazioni politiche che hanno originato il nostro partito. Quasi che non ci si creda fino in fondo, in questo progetto, e ci si tenga quindi sempre pronta un’uscita di sicurezza in caso di fallimento. Pare che ieri D’Alema, per commentare la notizia, non abbia trovato di meglio che ironizzare con il tesoriere dei Ds Ugo Sposetti (sempre con quella logica “noi” e “loro” di cui dicevamo), quasi che la cosa non lo riguardasse. Ecco, invece di ridere, avrebbe fatto meglio a ripensare alla definizione che, qualche tempo fa, coniò per criticare la gestione veltroniana del partito: “Amalgama mal riuscita”. Perché, al di là di qualche correzione di facciata, purtroppo, siamo ancora lì.

3)I partiti politici non sono attività profit. Quindi, il loro obbiettivo non deve essere fare utili. Certo, è giusto mantenere una certa oculatezza di bilancio, per non trovarsi falliti, ma l’obbiettivo primario dovrebbe essere sempre quello di promuovere l’attività politica. E invece, con il finanziamento pubblico, cioè con i soldi dello Stato, si costruiscono fortune immobiliari e si puntellano carriere politiche, sottraendo peraltro, come giustamente sottolinea Lerner, denaro al circuito virtuoso dell’economia. Esattamente come fanno i detentori dei grandi patrimoni che noi vogliamo poi, giustamente, tassare. A questo proposito è incontestabile un’altra riflessione di Lerner. La Margherita si è fusa nel Pd, dal quale poi Rutelli è trasmigrato nel Terzo Polo. Con quale diritto l’ex sindaco di Roma ora accampa diritti su quei soldi, quasi fossero una sua proprietà personale e non un mezzo attraverso cui sostenere un progetto politico dal quale lui stesso, per propria volontà, si è distaccato?

4)L’articolo 49 della Costituzione è diventato, nel concreto, carta straccia. Non c’è nulla di democratico nel modo con cui i partiti, oggi, concorrono alla vita politica del Paese. E questo è molto grave, perché, come ha ricordato il Presidente Napolitano a Bologna: “Tra il rifiutare i partiti e il rifiutare la politica […] il passo non è lungo ed è fatale, conduce alla fine della democrazia e quindi della libertà”. Il problema è che noi stiamo facendo davvero di tutto affinché i cittadini, quel passo, lo compiano.

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Un pensiero su “Articolo 49 della Costituzione

  1. Nulla che non sia fortemente condivisibile, solo una mia personale idea. Il problema dei patrimoni dei vecchi partiti, non è tanto una questione di fiducia reciproca, che quindi implica solo una soluzione politca. E’ piuttosto organizzativa, perchè con quei patrimoni non vengono solo conservati libri e foto, ma finanziante determinate attività e persone, perpetuandone artificiosamente gli esponenti degli ex gruppi dirigenti. Infatti potrebbe risultare che Lusi coi soldi della Margherita finanziasse trasversalmente alcune campagne di costoro, pur se non più nel PD, e che vari interessi e fatti torbidi, si possano chiarire dalle inchieste. Questo meccanismo favorisce posizioni di comodo, e persone poco rappresentative o aliene al partito e poi chiaro che peggiora anche l’amalgamarsi.

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