Che sia la volta buona?!

Sembra che quel coraggio che in tanti chiedevamo a Bersani sia arrivato.

Inaspettatamente.

Ma alcune riflessioni di questi giorni occorre segnarsele bene… perchè segneranno probabilmente un bel passaggio politico.

Da un po’ ci ripetiamo che nel governo Monti, verso cui il Pd è sempre stato responsabilmente leale, l’influenza maggiore sembra essere in mano ai vecchi pidiellini che fino a questo punto ci hanno portato.

L’abbiamo visto in tanti passaggi, dalla facilità con la quale sia passata la riforma delle pensioni alla lentezza con cui si sono affrontate invece le liberalizzazioni. Un atteggiamento alle volte giustificato, anche con cattivo gusto, dall’essere figure tecniche, che di politico non fanno niente, quando invece tutto è molto politico. E una responsabilità la deve avere allora anche Monti, senza trincerarsi dietro al suo tecnicismo quando il parlamento, o meglio la sua maggioranza, introduce riforme della giustizia contrarie alle proprie e alle nostre proposte.

Dietro questa insufficiente influenza, oltre ai numeri in parlamento che dobbiamo sempre avere in mente, c’era però anche una nostra difficoltà, la paura di essere incapaci di costruire una vera alternativa.

Nei discorsi di tutti i giorni, con chiunque, sappiamo tutti come anche ad una critica al governo di emergenza si legava ripetutamente la frase del “ma qual’è l’alternativa?”.

E questa volta, senza attendere, l’alternativa si è data… superando le paure del passato. L’alternativa è una coalizione progressista di governo la cui leadership sarà determinata dalle primarie che faremo nei mesi precedenti alle elezioni (senza paura di nessuno e senza ostacolare nessuno), con la consapevolezza certa che non si possa “andare in campagna elettorale proponendo governissimi. Anzi. Lo stesso percorso di certe leggi che stiamo approvando adesso, ci dice che una vera opera di riforme e di ricostruzione devi farla chiedendo un impegno al corpo elettorale” (la famosa alleanza con gli elettori più che con i partiti!).

E la cosa è ancora più chiara con i passaggi fatti nei giorni seguenti a cominciare dalla ricerca di un accordo per una legge elettorale chiaramente maggioritaria (quella dei collegi uninominali, capace di eliminare le liste bloccate e i partitini personali).

Ma quello che più mi ha soddisfatto è stato un breve passaggio dell’intervista che Bersani ha avuto a Otto e Mezzo nel quale si chiarisce una cosa semplice: che il terzo polo non esiste… se vuol essere polo lo sia del centro-destra, perchè di tre poli nel mondo non ce ne sono, ce ne sono due, uno popolare (centro-destra) e uno progressista (centro-sinistra).

Dimentichiamoci allora i nostalgici della I Repubblica, i nostalgici della Balena Bianca da collocare a targhe alterne con la destra e la sinistra.

E le parole di Napolitano di qualche settimana fa tornano allora con chiarezza. La richiesta alle forze politiche di un clima di confronto meno aspro aveva anche una seconda parte che non tutti hanno voluto leggere. Il clima meno conflittuale non voleva e non vuol dire un’accordo di governo continuo, anzi segna solo il terreno di gioco nel quale il confronto sui programmi e le responsabilità di governo sia autenticamente nel segno di quell’alternanza che l’Italia non ha mai avuto, se non quella malata del proBerlusconi-controBerlusconi, del “di qua o di là”

La fine del caimano apre invece una stagione di vera alternativa tra forze che si rispettano ma che lottano sulle proprie idee politiche e di governo, evitando le Grandi Coalizioni, le grandi Sante Alleanze, le grandi Coalizioni d’emergenza nelle quali annaquare se stessi, le proprie responsabilità e le proprie debolezze. Eliminare un confronto elettorale tra poli con l’obiettivo di rigenerare se stessi eliminando la possibilità di una vera scelta politica da parte della società.

Un ultimo inciso: bene fa il Pd a cercare un accordo sulla legge elettorale con il Pdl, un accordo che sappia salvare il bi-polarismo (magari accentuando un po’ il bi-partitismo) e possa riportare il diritto di scegliere agli elettori. Faccia però attenzione, tutte le volte che abbiamo pensato di stringere intese con il caimano (e i suoi piccoli successori) non è andata mai troppo bene, anche quando quelle intese sembravano favorirci.

P.S.

E se poi la via fosse questa, quella di una socialdemocrazia europea ed in continua evoluzione, non saremmo messi poi così male.

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