Ciclisti e sicurezza stradale

Tutto parte da un appello del Times di Londra in favore della sicurezza dei ciclisti nelle città; poi questo appello arriva in Europa ed in Italia, tra gli altri, lo rilanciano Repubblica e la Gazzetta. Si tratta senza dubbio di un appello sacrosanto ed anche di un modo per cercare di stimolare il dibattito ed il confronto su di un argomento, quello della sicurezza sulle strade, che probabilmente ha meno visibilità del dovuto sulle televisioni e sui giornali.
Sicuramente spesso si sente parlare degli incidenti del sabato sera, ma il problema non si limita a questo. La mobilità cittadina, infatti, è un confronto quotidiano tra diverse tipologie di viaggiatori, ognuno con le proprie esigenze, che si incontrano e si scontrano ad ogni incrocio e su ogni strada.

Con città sempre più grandi, popolazione sempre in aumento ed un mondo che va sempre più veloce e richiede spostamenti sempre più rapidi, il problema non farà che aumentare e quindi sicuramente in futuro sarà necessario attrezzare le città in maniera da migliorare la viabilità pur proteggendo i cosiddetti utenti deboli, quali ciclisti e pedoni.

I dati sugli incidenti riportati negli articoli danno una dimensione del problema: in Italia ci sono stati oltre 2.500 morti negli ultimi 10 anni a seguito di incidenti in bicicletta e sicuramente il numero di feriti è ancora maggiore. Sicuramente le responsabilità sono da suddividere tra ciclisti e pedoni indisciplinati ed automobilisti o autisti che non rispettano le regole, ma ciò non toglie che sia necessario un lavoro di messa in sicurezza delle strade.

Per prima cosa occorre fare prevenzione aumentando l’educazione civica e stradale sia nelle scuole sia in vista degli esami della patente, facendo capire le esigenze degli altri utenti della strada ed aumentando il rispetto nei confronti del prossimo; in secondo luogo, sicuramente, occorre rispettare e far rispettare maggiormente le regole ed in terzo luogo, come suggerisce il Times, si posson prendere alcune precauzioni se non altro per aumentare la sicurezza di ciclisti e pedoni.

Ad esempio occorre aumentare le piste ciclabili e soprattutto, aggiungo io, renderle effettivamente utilizzabili e fruibili dai ciclisti.
Una seconda opportunità è quella di ripensare i semafori magari tarandoli su tempistiche diverse per favorire pedoni e ciclisti in modo da consentire anche a loro di sfruttare l’onda verde, oppure si può fare come succede a Parigi dove un’ordinanza comunale consente ai ciclisti di attraversare anche con il rosso. Si tratta di una soluzione sperimentale, ma che va monitorata in quanto potrebbe (dicono i francesi) ridurre il numero di incidenti.
Una terza soluzione di facile realizzazione è quella di creare ai semafori una doppia linea di fermata, una per le macchine ed un’altra, qualche metro più avanti, per i ciclisti. Così facendo si ridurrebbero i problemi al momento della partenza col semaforo verde in quanto i ciclisti, partendo in vantaggio, raggiungono una velocità stabile prima di essere raggiunti dalle macchine.
Si può inoltre pensare di portare a 30km/h il limite di velocità nelle aree senza piste ciclabili, ma anche in questo caso il problema maggiore sarebbe quello di far poi rispettare questo limite.

Insomma, dall’appello del Times a Parigi alle grandi capitali del nord Europa tutti stanno cominciando a porsi il problema della sicurezza degli utenti deboli della strada; le soluzioni e le idee non mancano, ma ci vogliono la voglia e la volontà di metterle in pratica. Non sarebbe il caso di cominciare anche da noi?

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