Quando si dice l’inutilità dei politici…

L’intervista rilasciata oggi da Walter Veltroni a “Repubblica” spiega perfettamente molti dei motivi per i quali ci troviamo in questa situazione, con un governo tecnico a guidare il Paese ed i partiti politici commissariati ed allo sbando.

Una pagina intera per non dire nulla che non sia già stato promesso e non mantenuto da anni. La fiera delle banalità, lo zero assoluto nero su bianco, il vuoto pneumatico sotto forma di carta ed inchiostro: altro, leggendo e rileggendo, francamente non si trova.

L’apice si raggiunge in questa risposta: “Oggi sono il primo a chiedere di sciogliere le correnti, tutte, compresa la mia. Che non si è mai formata per la mia conosciuta idiosincrasia al tema”. Cioè, Veltroni dice di non avere una corrente e, contemporaneamente, si impegna a scioglierla. Chi ci capisce qualcosa è bravo.

Sull’articolo 18 la risposta farebbe invidia all’Uomo Ragno per la capacità di arrampicarsi sugli specchi. Il titolista la riassume in: “Basta tabù sull’articolo 18”. Come Berlusconi ieri. Complimenti.

Per il resto, la solita carrellata di buone intenzioni, dalla lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata alle riforme, dall’esclusione dei partiti dalle nomine degli enti pubblici alla riforma della Rai. Il tutto detto sempre con l’aria del passante, del giovane virgulto della politica che si affaccia per la prima volta sulla scena pubblica o, al contrario, con quella superbia da profeta inascoltato e tenuto ai margini, perché lui sì che le cose le aveva capite e se l’avessero lasciato lavorare… In ogni caso, mai ammettendo di avere avuto le occasioni per farle, le cose che adesso si chiedono, e di non esserci riusciti, per mancanza di intenzione o di capacità.

Intendiamoci, Veltroni non è l’unico a rilasciare simili interviste e, soprattutto, non lo farebbe se non gliele richiedessero. Già, perché bisogna dirlo chiaramente: il genere “intervista lunghissima ad un politico importante su temi a piacere, con domande finte e risposte inutili, fatte sempre dallo stesso giornalista” (fateci caso, ogni politico di rilievo ha il suo intervistatore fisso) esiste solo nella stampa italiana. La stessa stampa che poi, dopo non aver dato spazio alle novità presenti nella società e nei partiti, si lamenta del mancato ricambio delle classi dirigenti.

Ecco allora che l’intervista condensa simbolicamente in sé due grandi difetti del carattere italiano: una classe politica largamente insufficiente ed una stampa pigra ed accondiscendente. E allora, tanto vale essere espliciti: se dobbiamo tornare a questa roba qua, è meglio se ci teniamo Monti. Almeno ti fanno gli scontrini.

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