I partiti non sono sostituibili

Domani e domenica, circa trecento attivisti del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo si riuniranno a Rimini per una due giorni di dibattiti e tavole rotonde. Personalmente, la cosa mi interessa molto. Non mi riferisco, in questo momento, al merito delle proposte, che peraltro ovviamente ancora non esistono, ma al metodo. Mi incuriosisce, cioè, il fatto che anche per i rappresentanti del movimento più “leggero” del Paese, un movimento che ha fatto della Rete un punto irrinunciabile della propria essenza, arrivi un momento in cui è necessario “dirsele in faccia”. Vedersi, incontrarsi, discutere, magari litigare e poi cercare di arrivare ad una sintesi e a delle linee politiche di fondo condivise.

Beppe Grillo ha reagito sul suo blog con una violenza francamente incredibile, segno evidente che si sente franare la terra sotto i piedi. Come un Emilio Fede qualunque, ha pubblicato un post al vetriolo contro l’evento in cui non vengono mai nominati gli organizzatori, ai quali viene anzi disconosciuta l’appartenenza al movimento. In più, come un delatore qualsiasi, ha riportato un lungo stralcio di una discussione affrontata su un forum privato da alcuni consiglieri eletti nelle fila del suo “partito”, che non vengono nemmeno questa volta citati per nome e vengono fatti apparire come un gruppo di cospiratori arrivisti, ingrati e livorosi. Chissà cosa si sarebbe detto se un’azione del genere l’avesse fatta Bersani.

Comunque, tralasciando le esternazioni del comico genovese (quant’è che non ne azzecchi una, Beppe?), credo che l’iniziativa sia importante, soprattutto se non si esaurirà solo in questa fiammata ma avrà una sua continuità.

Importante perché dimostra la non sostituibilità dei partiti. I quali vanno sicuramente ripensati, aggiornati, messi a dieta, riportati alla loro natura (che è quella di veicolare idee, non interessi), ma non possono essere cancellati. Chissà, forse in futuro la democrazia passerà davvero solo attraverso deliberazioni effettuate in Rete dai cittadini, ma per ora siamo ancora lontani da questo traguardo (che non so nemmeno se definire positivo). Oggi, chi come Grillo critica i partiti (attenzione: non questi partiti, ma i partiti) non ha in realtà alternative da offrire, se non leadership demagogiche e movimenti dittatoriali.

Il fatto che anche i grillini se ne stiano accorgendo è, secondo me, positivo per la democrazia.

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