Boh Tav

Mi sono ritrovato parecchio nel commento fatto da Massimo Gramellini ieri da Fazio a proposito della questione Tav. “Nemmeno sul genere del nome – la Tav o il Tav – riusciamo ad essere d’accordo”, ha detto il vicedirettore della Stampa, ironizzando (ma neanche troppo) sull’assoluta inacapacità dei due fronti di convenire anche sul minimo dato di fatto. E, in effetti, leggendo qua e là sui quotidiani e sul web, la sensazione si rafforza. E’ difficile, per non dire impossibile, trovare una trattazione convincente che, solo analizzando i fatti, ti convinca sulla validità dell’una o dell’altra opzione. Anche perché non sempre i dati sono esposti così chiaramente.

Per esempio, ho trovato in rete “150  Nuove ragioni contro la Torino-Lione”. Confesso di non averli letti tutti, ma al punto 5 si dice: “Il guadagno di tempo della nuova linea passeggeri, sempre secondo RFI, sarebbe di soli 60 minuti (1 ora e 40 contro 2 ore e 40)” e si definisce questo un “modesto risultato”. Ora, risparmiare 60 minuti su 160 significa abbattere i tempi di percorrenza del 37,5%, che non mi pare un risultato così modesto. Si tratta probabilmente di una nota marginale: mi serve solo per dire che se anche un risultato così semplice può essere interpretato in due modi, figurarsi cosa può succedere quando si devono valutare i modelli che devono prevedere l’utilizzo di quella linea da qui a venti-trent’anni.

Del resto, persino “il Fatto”, quando decide di tralasciare la propria linea editoriale, che è quella di massacrare il Pd sempre e comunque, non può far altro che organizzare una tavola rotonda con esperti schierati sui due fronti e dar vita ad un dibattito in cui diventa davvero difficile parteggiare per l’uno o per l’altro. Questo, tra l’altro, dimostra anche che, in questo caso, una divisione manichea tra gli onesti No Tav e i disonesti Si Tav non è corretta.

Sarebbe bene, quindi, non utilizzare certi toni apodittici alla “Servizio Pubblico” (che rientrano sempre nella logica “distruggi il Pd”) e, soprattutto, evitare le furbe insinuazioni alla Travaglio e alla Padellaro. Tanto per essere chiari: se Bersani sostiene il progetto Tav per favorire le “cooperative rosse”, come la Cmc di Ravenna, lo si dimostri con una bella inchiesta giornalistica; se non si può farlo, però, è meglio tacere. Perché il Pd di problemi ne ha e qui li abbiamo sollevati più volte, ma di sola cultura del sospetto non si può vivere.

Quindi, per tornare rapidamente al tema, mi sento di dire solo una cosa. Di solito chi si autodefinisce neutrale non mi piace, perché la trovo una posizione servile e paracula. In questo caso, però, non riesco che a proclamarmi tale. L’unica cosa che so è che, per bloccare la Tav, non cercherei di paralizzare l’Italia.

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