Un congresso delle idee

Il periodo che stiamo attraversando è parecchio turbolento per il nostro Partito e per il centro-sinistra, sfogliando le dichiarazioni dei dirigenti del PD delle ultime settimane sembra quasi di essere sul punto di un “tana libera tutti”. Ormai non è più in discussione (giustamente) il Governo Monti, come non lo sono le riforme che l’esecutivo dovrà fare nel prossimo anno. No, il punto vero è un altro: cosa dovrà essere il PD, dal 2013 in poi? E’ questo il nodo centrale e lo rimarrà per i prossimi mesi. E’ evidente anche agli osservatori meno attenti che nel Partito Democratico si stanno confrontando due diverse idee di futuro e di centro-sinistra. Una sostiene lo spostamento del baricentro del PD verso destra, facendo proprie “senza se e senza ma” le ricette liberali del Governo Monti; un’altra ritiene invece che sia necessario ripartire da sinistra: si deve uscire dalla crisi adottando schemi, parole e azioni nuove, progressiste, che tornino a parlare e a convincere tutti i cittadini, non solo le élites. E’ chiaro che entrambe queste visioni sono perfettamente legittime, ed è giusto che una classe dirigente si interroghi (e al limite si divida) su un tema così centrale. Il problema però è che una discussione di questo tipo non può e non deve essere affrontata sulle pagine di Repubblica, ma deve essere fatta all’interno del partito, utilizzando gli strumenti di consultazione e dibattito che un partito come il nostro possiede.

Il PD deve lasciare ai propri iscritti la possibilità di decidere cosa diventare, deve essere a tutti chiaro che non sarebbe tollerabile uno schema del tipo : divisi al voto-accordo in parlamento-governo di unità. La fiducia dei cittadini nella politica è ai minimi storici e noi ci mettiamo a fare trucchetti da prima repubblica? In un momento di tale crisi e gravità ogni italiano ha il diritto di scegliere esattamente  che tipo di governo avere, quali scelte economiche e sociali devono essere prese. E’ necessario fare chiarezza, è importante farlo il prima possibile, per lanciare la riscossa civica che l’Italia merita, e di cui ha disperato bisogno.

Mi ritrovo perfettamente in quanto detto da Cuperlo, nell’articolo già citato da Enrico, che termina così:

Quanto alla domanda «ma quale centrosinistra?» risponderei così: quello che noi – e sottolineo il “noi” – avremo la forza di forgiare, con quanti sono pronti a condividere, a parole e con gesti impegnativi e coerenti, un medesimo impianto culturale, uno stesso programma, una comune visione del futuro dell’Italia in un’Europa politica e non solo valutaria. E allora ha ragione chi invita il Pd a discutere di questo snodo. Anzi, se un appello posso rivolgere a Bersani è quello di non attendere oltre. Affrontiamola questa prova. Mettiamo in campo per l’anno o poco più che ci separa dal voto una strategia che investa su di noi, sul giudizio che diamo di questa stagione e delle prospettive per il dopo. Disponiamoci a una lunga rincorsa elettorale con lo spirito di chi può e vuole vincerla. Abbiamo un partito. Abbiamo un leader. Votiamo una linea. In fondo questa è la democrazia.

Insomma, fatta salva la leadership di Bersani (come recita lo statuto), si convochi subito un congresso delle idee, per confrontarsi su quale sia la linea politica da seguire, per disegnare i contorni di quel campo progressista che tanto ci sta a cuore e far partire, finalmente, la nostra primavera.

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2 pensieri su “Un congresso delle idee

  1. Può essere interessante l’incontro con Latouche che si terrà domenica 18 a Rimini (credo) al museo. Lui, noto per essere teorico della decrescita felice, ha molto da dire a proposito della crisi dei concetti di destra e sinistra. Ed è anche uno di quelli che sa bene dove stia la destra e dove la sinistra.

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