Vietato arretrare

“Il governo non può dirci prendere o lasciare. Il Pd si prenderà la briga di trovare le strade per correggere le modifiche che non vanno bene”. Così si è espresso Bersani per commentare l’evoluzione della trattativa sul mercato del lavoro. Ci paiono parole sacrosante.

 

L’abolizione dell’articolo 18 (che, nella nuova formulazione del governo, avviene di fatto) è, a detta anche di molti imprenditori, un falso problema, un alibi sventolato da chi non può o non vuole intervenire sui veri nodi che bloccano lo sviluppo economico del Paese, primi fra tutti criminalità organizzata, corruzione e lentezza della giustizia civile. Impiccare l’intera trattativa a questo punto marginale, costringere il principale sindacato al ritiro, ci pare una forzatura incomprensibile, una prova di forza arrogante ed inutile. Le parti sociali hanno condotto il confronto con grande senso di responsabilità, guardando prima di tutto all’interesse del Paese; hanno già accettato, praticamente senza protestare, riforme dure ed incisive come quella sulle pensioni: non meritano, oggi, un trattamento così inflessibile ed umiliante. C’è ancora la possibilità di una ricucitura: la si sfrutti per eliminare dal tavolo le questioni che dividono e per approvare le norme su cui c’è condivisione.

 

Uno slogan ricorrente del Governo è che si debba “togliere qualche tutela ai padri, per dare opportunità in più ai figli”. Questa frase è falsa in partenza: deve essere chiaro che togliendo tutele e diritti ad una parte di lavoratori non si può avvantaggiare nessun altro lavoratore.

I giovani lavoratori, purtroppo, appartengono in maggioranza alla fascia più debole: sono bloccati tra tirocini, apprendistato, tutta la selva di rapporti di lavoro atipici, discontinui e non subordinati che possono essere instaurati in Italia.

Ecco, non solo non si è fatto nulla per migliorare la condizione di questi soggetti, ma se possibile la si è peggiorata.

L’aumento dell’aliquota previdenziale finirà per scaricarsi sui lavoratori, diminuendone la retribuzione netta. Se non si regolano contrattualmente i compensi degli atipici facendoli retribuire di più dei dipendenti non si disincentiverà mai l’abuso di questi contratti.

Altro slogan usato in queste ore è quello degli ammortizzatori universali. Anche questo è privo di fondamento reale.

Si finge di contrastare l’abuso di certe forme di contratto(come le “finte” partite iva), la realtà è un’altra: per i contratti atipici non subordinati non è previsto nessun ammortizzatore sociale, non è previsto l’accesso ai fondi per la formazione continua, non è previsto nemmeno l’accesso ai nuovi fondi bilaterali di protezione sociale. Esclusi da tutto.

Il punto più preoccupante però è che si teorizza che i veri collaboratori, le partite iva individuali, le imprese individuali, gli associati in partecipazione, ecc. (2.600.000 lavoratori) anche quando sono “veri” (cioè non vi sono abusi) non hanno bisogno di tutele in caso di malattia, maternità, infortunio, ammortizzatori sociali, regolazione dei compensi e dei tempi di pagamento, ecc.

Il Partito Democratico ha precise proposte a riguardo e in queste ore sta lavorando per ottenere la massima condivisione.

Si è passati in poche ore dal prevedere l’assunzione obbligatoria di un certo numero di lavoratori al termine del periodo di apprendistato,  alla concessione di un certificato da parte dell’azienda. Naturalmente l’utilità del certificato è pressoché nulla.

Tutto questo non è accettabile.

 

Come Giovani Democratici ci faremo portatori delle istanze dei lavoratori e lavoreremo insieme con il Partito Democratico per ottenere un miglioramento della bozza di riforma. In caso non fosse possibile raggiungere un accordo con il governo, non resteremo immobili: parteciperemo allo sciopero generale indetto dalla CGIL ed agiremo sul territorio per contrastare una riforma iniqua ed  ingiusta, che ancora una volta colpisce i più deboli. Non possiamo cedere, non possiamo arretrare ancora, non su un tema così fondante per la nostra identità. Siamo il partito del lavoro, come ci ricorda sempre il nostro segretario: è venuto il momento di dimostrarlo.

 

Giovanni Carghini

Segretario dei Giovani Democratici di Rimini

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