Per i giovani stagionali la situazione peggiora parecchio

Sulla riforma del lavoro iniziamo i commenti a cominciare dai giovani, quelli che dal dibattito di questi giorni sembrano spariti.

Se intendiamo per riforma un passo in avanti sostanzioso… non possiamo dirlo in questo caso.

Nella selva di contratti esistenti si rimane, con qualche sforbiciata qua e là non troppo significativa. Una difficoltà in più la troviamo invece per le partite IVA, quelle vere, che si vedranno aumentare l’aliquota fiscale riducendo di conseguenza il proprio reddito.

Il disegno di legge governativo inoltre trasforma le partite IVA dichiarate illegittime dal giudice, in collaborazioni coordinate e continuative. Si potrebbe dire dalla padella alla brace. Se questa è l’idea di contrasto alla precarietà e agli abusi lo stupore è inevitabile. Come se non bastasse le nuove e limitatissime regole relative alle partite IVA non sono applicabili prima di 12 mesi dall’approvazione della legge.

Per quanto riguarda le indennità di disoccupazione la situazione peggiora parecchio. Oggi, ai giovani lavoratori stagionali, e qui a Rimini nel settore turistico/commerciale ne abbiamo molti, viene assicurata un’indennità di disoccupazione corrispondente al periodo di lavoro. Da domani si aumenterà si l’entità dell’indennizzo ma si dimezzerà il periodo di fruizione. Producendo un saldo economico comunque negativo e dimezzando i periodi di copertura previdenziale.

Alla mini Aspi è stato inserito in più il limite di anzianità contributiva di 24 mesi e, soprattutto, di un anno di contribuzione nell’ultimo biennio.
Questo significa che per poterla ottenere devo aver lavorato almeno due anni prima (tagliando fuori i giovani alle prime esperienze) ma soprattutto che non posso essere solo stagionale se voglio avere la disoccupazione perchè devo aver lavorato in regola 12 mesi negli ultimi due. Nessuno stagionale avrà mai questi requisiti che, infatti, prima erano riservati all’indennità di disoccupazione ordinaria (per i lavoratori più continui se licenziati o anche se instabili con una certa continuità lavorativa).
La disoccupazione a requisiti ridotti era stata introdotta proprio perchè gli stagionali non rientravano quasi mai in quei limiti, ed erano tagliati fuori da tutto… da domani lo saranno di nuovo.
Vuol dire togliere milioni di euro di reddito ai nostri giovani e qualsiasi prospettiva pensionistica per chi lavora da stagionale.

Avremo modo di parlare anche delle associazioni in partecipazione, degli apprendistati, del bonus precari e dei tirocini. Abbiamo il dovere di soffermarci sul lavoro stagionale perchè questo rappresenta il lavoro nella nostra più importante industria, che è quella del turismo.

Togliere l’indennità di disoccupazione vuol dire rinunciare a qualsiasi forma di incentivo per evitare il lavoro nero e irregolare. Vuol dire spingere i nostri giovani a non intraprendere il lavoro nel settore turistico perchè estremamente sconveniente rispetto ad un qualsiasi altro settore. Vuol dire rinunciare ad una professionalità locale e formata che sarà certamente sostituita da un lavoratore mordi e fuggi, pronto a far legna nel periodo estivo rinunciando a qualsiasi tutela.

Il rischio è di ritornare agli anni 80 dove non conveniva regolarizzarsi perché il lavoratore aveva vantaggi limitati e la stragrande maggioranza dei lavori stagionali preferiva lavorare in nero.

L’art. 18 è salvo, e lo è per merito nostro, segretario in primis. Vincere una battaglia di democrazia del genere deve renderci sicuramente orgogliosi. L’attenzione di tutti, politici, operatori economici e media, deve ora spostarsi obbligatoriamente sui giovani, e almeno qui in Romagna sugli stagionali. Una riforma è tale se migliora, altrimenti non lo è, punto.

In parlamento ci toccherà modificarla parecchio questa riforma ma se non ci fossero le condizioni la rifaremo in toto tra un anno… quando saremo noi al governo senza coalizioni transgeniche… quando potremo mettere in pratica le nostre idee… quando cambieremo veramente questo paese… a cominciare dalla condizione dei giovani.

Annunci

4 pensieri su “Per i giovani stagionali la situazione peggiora parecchio

  1. Secondo me questa è una svista, che andrà corretta perchè così la cosa non ha senso. Detto questo, resta il vero nodo (come già veniva evidenziato) delle settimane contributive. E non è cosa da poco, perchè si modifica radicalmente il meccanismo di calcolo dei requisiti di accesso. Lo si lega infatti al raggiungimento di una quota di versamento contributivo, che fa scattare la settimana.
    Secondo una prima stima (naturalmente per ogni categoria di appartenenza tale quota cambia) una settimana contributiva nel caso di uno stagionale corrisponde a circa 20-22 ore di lavoro. Da sottolineare che se ci si ferma sotto tale quota minima, non scatta la settimana contributiva. Dunque pochissimi lavoratori stagionali saranno in grado di raggiungere il minimo di 13 settimane contributive nei 12 mesi, e lo sappiamo bene tutti.
    In più è vero che viene aumentato l’importo dell’indennità, ma allo stesso tempo se ne dimezza il tempo di fruizione: il saldo per il lavoratore sarà comunque negativo.

    p.s. ci occuperemo anche degli apprendisti, dei precari, delle partite iva, dei giovani professionisti. A Rimini, ci sembrava però giusto partire dagli stagionali, vista che è una realtà predominante nel nostro territorio.

  2. Sì, ma quello che sto cercando di dire è che è sbagliata l’interpretazione della norma, perché le leggi non si leggono così, e logicamente non sta in piedi.

    “b) possano far valere almeno due anni di assicurazione e almeno un anno di contribuzione nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione.”

    Art. 28
    (Assicurazione Sociale per l’Impiego. Trattamenti brevi (mini-ASpI))
    1. A decorrere dal 1° gennaio 2013, ai soggetti di cui al comma 2 dell’articolo 22, che non raggiungano il requisito contributivo di 52 settimane di contribuzione negli ultimi 2 anni, ma possano far valere almeno 13 settimane di contribuzione di attività lavorativa negli ultimi dodici mesi, per la quale siano stati versati o siano dovuti i contributi per la assicurazione obbligatoria, è liquidata una indennità di importo pari a quanto definito nell’articolo 24.

    Quindi l’art.28 specifica che chi non raggiunge i requisiti di cui all’art.23 comma 1 lettera b (eccetto quello dei due anni di anzianità contributiva, già previsto – ripeto – nell’attuale normativa), quindi le 52 settimane nel corso degli ultimi due anni, si applica il requisito ridotto delle 13 settimane nell’ultimo anno.

    Non avrebbe d’altra parte senso (e qui aiuta la logica) che per la mini-ASPI si richiedano gli stessi identici requisiti dell’ASPI normale (che senso hanno le 13 settimane?): perché se i requisiti sono identici uno dovrebbe chiedere la mini e non la ordinaria?

  3. Forse sbaglio io, ma la interpreto in modo molto diverso.

    Il requisito dei due anni di anzianità contributiva esiste già ora: corrisponde all’aver versato almeno un contributo nei due anni precedente, ed è requisito per accedere alla disoccupazione stagionale.

    L’anno di contribuzione nell’ultimo biennio è per l’ASPI ordinaria, l’articolo sulla mini-ASPI chiarisce che non servono 52 settimane contributive nel biennio precedente, ma 13 nell’anno precedente. E’ qui l’unico vero cambiamento che potrebbe creare problemi, perché da 78 giorni si passa a 13 settimane contributive. Qui può esserci un nodo, perché spesso si teneva in regola 78 giorni giusti o poco più, mentre ora bisognerà vedere a quanto possono corrispondere le 13 settimane rispetto ai contratti.

    A far da riscontro, però, c’è una cifra aumentata: è corrisposta per la metà delle settimane lavorate (quindi 6-7 su 13) al 75% dello stipendio, che così a spanna mi sembra sia una cifra più sostanziosa di quella percepita precedentemente.

    P.S. La mini-ASPI si applica anche agli apprendisti.

    1. Art. 28
      (Assicurazione Sociale per l’Impiego. Trattamenti brevi (mini-ASpI))

      Comma 3
      All’indennità di cui al presente articolo si applicano le disposizioni di cui all’articolo 22, comma 3, e degli articoli 23, 24, 26 e 27.

      Ti riporto l’art. 23 per comodità, che è quello sui requisiti per ottenere l’indennità.

      Art. 23
      (Requisiti)

      1. L’indennità di cui all’articolo 22 è riconosciuta ai lavoratori che abbiano perduto involontariamente la propria occupazione e che presentino i seguenti requisiti:
      a) siano in stato di disoccupazione ai sensi dell’articolo 1, comma 2, lettera c), del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181, e successive modificazioni;
      b) possano far valere almeno due anni di assicurazione e almeno un anno di contribuzione nel biennio precedente l’inizio del periodo di disoccupazione.

      2. Sono esclusi dalla fruizione dell’indennità di cui all’articolo 22 i lavoratori che siano cessati dal rapporto di lavoro per dimissioni o per risoluzione consensuale del rapporto, fatti salvi i casi in cui quest’ultima sia intervenuta nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...