La solita storia dell’antipolitica

Stona parecchio la proposta di legge sulla regolamentazione del finanziamento pubblico ai partiti presentata da Alfano, Bersani e Casini.

In primo luogo perché mentre ci si scontra, giustamente, sulla linea che deve mantenere il governo Monti per quanto riguarda esodati, mercato del lavoro, liberalizzazioni, giustizia eccetera, ci si ricompatta su queste questioni. Non è una bella immagine. Dà l’idea del teatrino, dell’ABC, della troika. Insomma, sembra confermare i più vieti luoghi comuni del qualunquismo, secondo i quali i partiti fanno finta di litigare ma, alla fine, sotto sotto, sulle cose che contano, si mettono sempre d’accordo. E’ vero che sulle regole è inevitabile discutere e cercare compromessi con gli avversari. Se però il compromesso è troppo al ribasso, come in questo caso, si può anche lasciare perdere. Intervenire, in questa materia, ha senso solo se lo si fa con incisività: in caso contrario, è inutile. Inserire dei controlli è necessario, ma in questo momento il problema principale è il quantum: quanto i partiti ricevono dallo Stato per le proprie attività. Se non si parla di questo, la proposta di legge è acqua fresca.

Più in generale, comunque, si avverte la solita paura, il solito tentativo di arrocco, il solito ripiegamento. Lo si percepisce chiaramente nelle parole di ieri di Bersani. Intendiamoci: l’antipolitica esiste. Grillo è antipolitico, Di Pietro è antipolitico, il Fatto Quotidiano” è antipolitico. Ed è anche vero, come ci ricorda Alfredo Reichlin, che ci sono forze economiche che non vedrebbero di buon occhio il centrosinistra al governo e che, orfane di Berlusconi, stanno cercando di trovare un volto presentabile per il dopo Monti.

Noi, però, stiamo offrendo troppe armi. Abbiamo sorvolato su Penati, col risultato che oggi ci viene rinfacciato che persino la Lega è in grado di fare più pulizia di noi; Tedesco è ancora in Parlamento; su Lusi pensiamo di cavarcela dicendo che è una questione della Margherita, come se non ci riguardasse; non possiamo (o non vogliamo) rinunciare alla rata di luglio dei rimborsi elettorali e, così facendo, oscuriamo anche le buone pratiche e le diversità che comunque il nostro partito ha nella propria amministrazione.

Insomma, è sempre la solita storia. L’antipolitica esiste e può trovare in una parte del Paese terreno fertile per prosperare. Per combatterla efficacemente, però, non ci si può ritirare, come a difendere il fortino dai barbari. Bisogna combatterla, facendo pulizia e riformandosi. Seriamente.

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