Perché il PD

Straordinario articolo di Curzio Maltese oggi su Repubblica. Si intitola “I capibranco della politica”, ma noi potremmo ribattezzarlo “Perché il Pd”.

La risposta è semplice e ben spiegata nel pezzo: perché è l’unico partito che, con mille errori, difficoltà, omissioni e colpe (che ci sono e vanno segnalate, per non commetterle più), ha una propria vita democratica. Le altre forze politiche, tutte (di destra, centro, sinistra, movimentiste, antisistema), sono solo formazioni padronali, in cui uno comanda e gli altri obbediscono.

L’editoriale è da leggere tutto, ma in particolare in questi passaggi:

” […] In Italia il capo ha sempre ragione, anche quando cambia idee e alleati come vestiti. Ogni contraddizione politica e personale, comportamento poco trasparente o intollerante e finanche dispotico, viene giustificato dai fedeli in nome della missione superiore di cui il signore è investito. […] I seguaci non si sentono mai traditi, anzi reagiscono con rabbia e insulti a chi soltanto osa avanzare qualche dubbio sulle qualità del capo. Da leader incompetenti e inetti, i seguaci non si aspettano che risolvano davvero i problemi, ma soltanto che appaghino un bisogno disperato di certezze e di semplificazione. In questo, va detto, sono tutti bravissimi. La capacità si semplificare i problemi è la loro unica autentica competenza. Nessuno dei seguaci è sfiorato dall´idea che il fattore principale della spaventosa corruzione della seconda repubblica risieda proprio nella natura padronale dei nuovi partiti. […] Così per combattere le vecchie signorie in declino se ne creano di nuove, ancora più assolutiste. Ma se siamo arrivati a questo punto, sarà colpa dei cattivi leader o dei cattivi seguaci?”

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3 pensieri su “Perché il PD

  1. io intendevo rispondere con analoga battuta alla domanda che chiudeva l’estratto dall’articolo di Maltese. E’ una pretesa gratuita considerare gli iscritti al PD, e volta volta gli elettori, generalmente portatori di qualche tipo di superiorità rispetto agli altri. E’ un vizio antico, che in alcuni momenti della storia della sinistra ha avuto terribili conseguenze. Le regole democratiche le hanno per es. anche i radicali, e magari le rispettano anche di più. Se poi ogni volta e quasi sempre in maggioranza bulgara (in ricordo dei vecchi tempi del PCI,)confermano democraticamente la fiducia a Pannella può non piacermi, ma non confondiamo la democrazia con tutto quello che ci piace.

    1. Caro Valerio,
      il punto non sono i seguaci, ma le regole. Regole di vita interna democratica che il PD si dà (che poi a volte non le rispetti è un altro discorso), mentre gli altri no.Questo fa del PD un partito, degli altri liste personali al servizio di un capo (o di due, nel caso dei Radicali).
      Poi, scusa se rivolgo a te la battuta, ma si può sapere cosa vi ha fatto questo PCI, che a più di vent’anni dalla sua scomparsa ancora ne parlate?

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