Costruire una seria opzione progressista

“Che fare ora?”, si chiede Luca. Provo a dire la mia, partendo proprio dall’articolo di Federico Geremicca che lui stesso ha citato. In particolare, da questo passaggio:

“Forse varrebbe la pena di accontentarsi – per il momento – di analisi semplici, a cominciare da quella che riguarda – in fondo – la natura stessa del Pd: l’unico partito realmente strutturato lungo tutta la penisola e che – erede di due forze storiche e diversamente ideologiche (la Dc e il Pci) – gode di un residuo «voto di appartenenza» che ne permette la tenuta anche in momenti difficili come quello in questione”.

Sono più o meno sulla stessa linea anche Michele Serra e Massimo Gramellini.

“E’ un dato di fatto che tra astensione dilagante, voto di protesta montante, semi-cancellazione di interi partiti (vedi il Pdl), il Pd è il solo partito tradizionale che mantiene il suo campo, e giganteggia al cospetto delle catastrofi altrui. Qualche merito lo avrà, dunque, questo partito […]. Magari quel “radicamento nel territorio” che nei commenti degli ultimi vent’anni è stato considerato brevetto esclusivo della Lega ha qualcosa a che fare anche con il Pd”.

“Il Pd ha retto meglio, perché il suo elettorato ex comunista ha un senso forte delle istituzioni e dei corpi intermedi – partiti, sindacati – che le incarnano”.

Un Pd partito vero, dunque, non di plastica, presente sul territorio (con molte sofferenze al sud, aggiungo) e con radici salde. Tutto molto positivo. Gramellini, però, ci ricorda con durezza un’altra cosa:

“Se il burocrate Bersani, come ha fatto ancora ieri, continuerà a considerare il grillismo un’allergia passeggera, lo tsunami dell’indignazione popolare sommergerà presto anche lui”.

Ecco, io credo che questo sia un dato da considerare. Perché se è vero che Grillo ha pescato molto anche a destra, a questo giro, soprattutto in Veneto, è vero anche che nella nostra regione riesce a convincere fette importanti del nostro elettorato.

Aggiungerei poi due cose. Primo, PdL e Lega sono morti e quindi si riorganizzeranno. Non so come, ma è ovviamente illusorio pensare che scompaiano. Secondo, il Terzo Polo fa tenerezza. In pratica, è ridotto all’Udc: per il resto, si presenta travestito da lista civica, con Rutelli e Fini tanto autorevoli sui media quanto impalpabili nelle urne.

Che fare, dunque? Secondo me: essere orgogliosi del “nucleo storico del partito”; convincersi definitivamente, dopo Genova, Cagliari e Milano, che le primarie sono essenziali per questo tipo di elezioni; capire, dopo Napoli e Palermo, che al sud il partito necessita di una rivoluzione; aprirsi alle giuste istanze della società che chiede più rigore e meno privilegi; abbandonare il Terzo Polo, che così com’è non esiste e ha senso solo come componente moderata di un nuovo centrodestra; lavorare seriamente con Sel ed Idv ad una proposta di governo, perché Vendola e Di Pietro hanno mille difetti (soprattutto il secondo), ma grandi alternative praticabili non ne vedo. Se lo farà, il Pd potrà essere contemporaneamente un argine alla balcanizzazione politica interna ed un punto di riferimento per la nuova, indispensabile, politica europea.

Insomma, per rispondere in una battuta: il Pd deve costruire una seria opzione progressista.

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2 pensieri su “Costruire una seria opzione progressista

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