Analisi del voto

Pubblico di seguito la mia personale analisi di questa tornata di elezioni, anche se su molti punto non mi discosto da quanto detto da Enrico prima di me.

Fare l’analisi del voto di una tornata di elezioni amministrative non è mai facile, perché i dati sono tanti, poco omogenei e fortemente influenzati da dinamiche territoriali che non si possono conoscere nel dettaglio se non si è addetti ai lavori.
Detto questo, partiamo da chi ha perso. Hanno perso le destre. Ha perso il PdL, che passa da oltre 90 comuni amministrati a meno di 40; perde la Lega, che vince solo con Tosi (e ci torniamo dopo).
Perde anche il Terzo Polo, che non prende voti quasi da nessuna parte e deve festeggiare con 3 sindaci in comuni del peso politico di Acerra, Torre Annunziata e Castelvetrano.
Analisi della sconfitta: era prevedibile. Il PdL è allo sfascio, si sta rifondando dopo l’uscita di scena di Berlusconi ed era normale aspettarsi un netto calo di voti.
Stesso discorso per la Lega: le vicende della famiglia Bossi non sono andate giù ai tradizionali elettori leghisti, che hanno di conseguenza voltato le spalle al carroccio.
Il Terzo Polo non è mai stato particolarmente rappresentativo sul territorio: l’API è un partito che prende poco e niente nonostante (o per via di) Rutelli; FLI non ha ancora lanciato la minima parola d’ordine o il minimo slogan che lo faccia identificare con qualcosa e Casini, storicamente, ha influenza solo in Sicilia e in poche altre regioni.

Detto questo passiamo alla sinistra. La sinistra vince. Porta a casa, in un modo o nell’altro, oltre 90 comuni e dimostra di rappresentare, per gli elettori, l’alternativa alla destra che è stata bocciata dopo gli ultimi anni di governo.
Il PD, però, dopo aver giustamente festeggiato i risultati, in particolare alcuni straordinari ribaltoni (Rieti, Como, Monza, Alessandria, Asti, Lucca, Isernia…), deve a mio avviso riflettere molto bene sui dati che escono dalle urne.
Per prima cosa, l’affluenza è stata bassissima. Questo può significare che il PD e la sinistra hanno vinto grazie allo “zoccolo duro” di voti, ma che questo 20-25% di persone che ti votano sempre e comunque potrebbe non bastare se gli “altri” tornassero a votare alle politiche. Con “altri” intendo, ovviamente, gli elettori, prevalentemente di destra, che per mostrare l’infelicità verso l’operato di PdL e Lega, sono stati a casa.
Il calo dell’affluenza punisce prevalentemente la destra e colpisce meno le forze di sinistra, e questo è naturale visto chi era al governo e chi all’opposizione. Probabilmente questa è anche una spiegazione del perché la sinistra ha fatto meno fatica a vincere in Lombardia piuttosto che in Emilia Romagna: dove la sinistra era al governo ha dovuto faticare di più per confermarsi.
In ogni caso, ormai lo si dice da tempo e sarebbe bene cominciare a farlo davvero: la sinistra deve recuperare quella larga fetta di persone di sinistra deluse dal PD e dagli altri partiti che, per non votare a destra, rimangono a casa il giorno delle elezioni. Per farlo servono una linea chiara, parole d’ordine forti e precise, un operato fermo, niente tentennamenti e magari l’apertura verso alcuni esponenti della società civile che potrebbero arricchire l’elaborazione politica e le idee di tutto il centrosinistra.

Seconda questione: il grande risultato del Movimento 5 stelle, che vince a Sarego (al primo turno), Mira, Comacchio e Parma e perde il ballottaggio di Budrio per un pelo (257 voti).
L’idea che mi sono personalmente fatto è che questo grande risultato sia dovuto principalmente al malcontento che gira un po’ in tutta Europa per via della crisi.
Si pagano più tasse, c’è meno lavoro e girano meno soldi: è normale, quindi, che la gente sia arrabbiata e che sia portata a dare un voto di protesta contro i partiti tradizionali. In Francia la Le Pen è arrivata quasi al 20%; in Grecia sono entrati in parlamento gruppi di estrema sinistra e gruppi fascisti; in Germania c’è il Partito Pirata al 9%; in Italia il partito che generalmente prendeva i voti di protesta e di pancia era la Lega, ma vista la loro situazione era evidente che quei voti sarebbero andati ad altri. Ai grillini. Sempre meglio dei fascisti, se non altro.
In ogni caso, io sono convinto che una parte di questi voti possa e debba essere recuperata da un partito come il PD che si candida a governare il paese. Rispetto alla crisi mondiale ci si può fare poco, ma probabilmente potrebbe essere utile cambiare qualcosa nel Partito, cominciare a fare scelte decise, a uscire in TV con prese di posizione nette, dimostrarsi sempre onesti, puliti, senza macchie e non attaccati alle poltrone. Non dico che il PD non lo faccia mai, ma bisogna sempre cercare di migliorare e di fare meglio. Alcuni attacchi che il PD ha subito dai grillini si sarebbero potuti evitare; alcune votazioni in parlamento sarebbero potute essere gestite meglio; le posizioni del PD su certi temi possono essere definite meglio e spiegate meglio agli elettori. Insomma, forse con un po’ più di coraggio ed un po’ più di attenzione nel dimostrare di voler fare solo gli interessi della gente si potrebbero recuperare consensi anche tra gli arrabbiati. Bisogna cambiare qualcosa, e bisogna farlo adesso.

Oltre a questo, direi che senza dubbio nelle elezioni amministrative locali ha pesato enormemente la scelta dei candidati. È così da sempre, soprattutto per il sistema elettorale, ed è stato così anche questa volta. Dove c’erano candidati forti e amati dalla gente, si vinceva. Dove non c’erano candidati in grado di entusiasmare le persone, si perdeva.
Esempi? A Palermo Orlando vince prendendo, al primo turno, il 47% dei voti. Le liste a lui collegate hanno preso il 19%. Orlando, quindi, ha preso il 28% dei voti da elettori di destra che non hanno voluto sostenere i loro candidati e hanno fatto il voto disgiunto. Costa (UDC+PdL) prende il 12% mentre le sue liste prendono il 36,5%; Aricò (FLI) prende l’8,5% mentre le sue liste prendono il 25%; Caronia (UDEUR) prende il 7% mentre le sue liste il 18%. E mi fermo qui.
A Verona Tosi stravince al primo turno nonostante il tracollo generale della Lega. Tosi, infatti, è l’unico sindaco vinto dalla Lega.
Chiudiamo con Parma, dove Bernazzoli passa da 34.433 voti del primo turno a 33.837 del secondo turno. Praticamente non guadagna niente e perde poco, se si considera il calo dell’affluenza (del 3%).
Non prende i voti dell’UDC (candidato Ubaldi, 14.000 voti abbondanti); non prende i voti di Rifondazione (candidata Roberti, 4.500 voti) e non prende nemmeno i 300 voti del Partito Comunista dei Lavoratori.
Insomma, probabilmente il candidato a Parma non è stato in grado di entusiasmare le persone e di convincere gli elettori di poter rappresentare il rinnovamento per la città e così ha preso solo i voti del PD e dei suoi alleati, mentre Pizzarotti ha convinto di più. Sicuramente è stato determinante l’appoggio dei partiti di destra, ma questo, da solo, non sarebbe stato sufficiente a farlo vincere.
Insomma, è importante trovare sempre il candidato giusto e forse le primarie possono dare una mano in questo senso. Da Pisapia a Milano l’anno scorso a Doria a Genova e Petrangeli a Rieti quest’anno, si è visto che anche se “il PD perde le primarie”, se gli elettori selezionano da subito i candidati migliori, poi si può riuscire a vincere lo stesso.
Anche da qui bisogna ripartire per prepararsi al grande appuntamento dell’anno prossimo!

Chiudo con una nota di colore. A Meda, ridente cittadina della Lombardia da sempre feudo leghista, ha vinto al ballottaggio il candidato di PD, PRC, SEL e IDV contro il candidato sostenuto da Lega ed una lista Civica.
È finita così:
Giovanni Giuseppe (detto Gianni) Caimi 3867 voti (Sinistra)
Giorgio Fiorenzo Taveggia 3866 voti (Destra).
Il prossimo che sento dire che “non vado a votare perché tanto non serve a niente e un voto non conta niente” lo spedisco a Meda a piedi!

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2 pensieri su “Analisi del voto

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