Ritorno al punto di partenza?


Della riforma del lavoro ne abbiamo parlato molto ieri sera, ne abbiamo parlato con chi quella riforma ha contribuito a modificarla, come Achille Passoni, e con chi su questi temi si confronta tutti i giorni, come Luigi Mariucci e Sara Donati.

E la discussione è stata interessantissima. A tratti ruvida, nella diversa visione che della stessa si dà.

Una visione più pragmatica, come quella di Passoni, che parte dalla consapevolezza della realtà per vedere i positivi passi in avanti fatti, soprattutto per i lavoratori a tempo determinato così come per gli stagisti. E su questi ultimi è bello che si inizi a dire cosa sono veramente, così come li definisce Passoni: “i nuovi schiavi, null’altro”. Passi avanti che però non devono farci accantonare l’interesse sul mercato del lavoro, ancora notevolmente da migliorare, costantemente, come una vera forza riformista deve impegnarsi a fare sempre.

Anche Sara Donati ha colto questi aspetti, quelli di un’intenzione positiva nell’impianto della riforma, un’intenzione che però non può dirsi ancora soddisfatta. Se l’intenzione della Fornero è quella di riportare il contratto di lavoro a tempo indeterminato ad essere il contratto prevalente, di strada ne dobbiamo fare molta. Così come di strada ne dobbiamo fare per eliminare quegli ostacoli burocratici che nulla hanno a che fare con il lavoro o i diritti ma che rappresentano il vero peso per lavoratori ed imprese.

Diverso e forse più affascinante l’intervento di Mariucci. Se sulla lettura della riforma le parole sono più o meno le stesse, con una critica forse maggiore, notevolmente diversa è la visione che vogliamo darci del futuro. Un futuro nel quale dovremo metter mano, anche pesantemente, su una riforma che non abbiamo fatto noi ma una maggioranza strana, dove siamo anche noi ma che deve cambiare al più presto. Dovremo modificarla pesantemente, questa riforma, per definire meglio i diritti in un mercato del lavoro un po’ troppo sproporzionato verso le esigenze delle imprese. Esigenze che esistono, certamente, ma che vanno misurate con la condizione delle persone.

E noi ci sentiamo di condividere tutto questo. Sia il pragmatismo di Passoni sia la volontà di cambiamento che ha espresso Mariucci. In un partito ci si può differenziare per questo, tra una concretezza vera capace di migliorare continuamente le condizioni dei lavoratori e dei giovani, e un’idealità e una volontà di cambiamento forte e determinata. Avere visioni differenti è bello soprattutto quando la cifra comune è l’empatia nei confronti di chi lavora, di quelli che sono purtroppo gli ultimi.

Le due idee devono andare di pari passo, sempre. Una politica senza idealità è pura amministrazione dell’esistente, così come una fatta solo di narrazione rappresenta un gran bello slogan e basta. Penso che i giovani di Rimini abbiano tutte le capacità e la volontà di prendere il testimone di questa sfida, quella di legare il nostro volere la luna e la pratica difficile e costante del riformismo, del cambiare il mondo a piccoli passi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...