Notte “dopo” degli esami

“I giovani e la crisi” il tema più svolto all’esame di maturità.

Non penso sia facile spiegarne il motivo, e non penso di esserne nemmeno in grado.

Mi viene voglia però di dire cosa avrei scritto io.

Non faccio un saggio breve ma schematizzo per punti, per comodità mia e per non annoiare completamente.

– Avrei detto che i giovani, oltre a riflettere sulla crisi, hanno il dovere di risolverla… anche se non l’hanno prodotta loro, anche se non è responsabilità loro. Questo è il loro compito, il loro compito storico.

– Avrei detto che i giovani hanno l’obbligo di volare alto, di immaginare un mondo diverso e di lavorare per realizzarlo. Perchè è con un’Italia, un’Europa e un Mondo diverso che si esce dalla crisi. Devono volere la luna e impegnarsi per cambiare la realtà, a cominciare da quella più vicina.

– Avrei detto che i giovani non sono giovani ma cittadini e come tali vanno considerati. Il pietismo e il paternalismo riservateglielo per quando saranno “vecchi”.

– Avrei detto che esistono giovani più responsabili e capaci di tanti 60enni, e che esistono 60enni più innovativi di tanti giovani, e che per uscire dalla crisi ci servono tutti e due, purchè rispecchino almeno i due requisiti.

– Avrei detto che i giovani sbagliano ad indignarsi per quello che non va in questo paese. L’indignazione è un sentimento individuale ed egoista: ti indigni, altamente, poi torni a casa soddisfatto del tuo comportamento che in verità non è servito a cambiare un cazzo. Bisogna organizzarsi, non indignarsi. Organizzare la delusione, la protesta e il disagio, dargli una prospettiva politica in un soggetto sociale. Sono i gruppi che cambiano la realtà, non i singoli.

– Avrei detto che un giovane deve essere di sinistra, e che deve conoscere la differenza tra questa e la destra, perchè ce ne sono di differenze. E avrei detto, con un po’ di retorica, che essere di sinistra vuol dire stare dalla parte dei più deboli, nella consapevolezza che migliorando la condizione degli ultimi stiano meglio anche i primi.

Avrei scritto questo, ma ormai sono troppo vecchio.

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