L’ intricata situazione siriana

onu armi

La questione che negli ultimi mesi stà creando numerosi grattacapi ai vari governi e alle varie diplomazie del mondo è certamente quella che riguarda la Siria, coinvolta in una sanguinosa e violenta guerra civile che vede da una parte i sostenitori del dittatore Bashar al-Assad e dall’ altra parte i ribelli oppositori del regime.

La vicenda, poi, è degenerata nel momento in cui si è cominciato a parlare dell’ uso di armi chimiche nel conflitto da parte dei sostenitori del regime, che però non hanno ancora ammesso l’ effettivo utilizzo a fronte delle prove raccolte dagli ispettori ONU. Questo fatto ha scatenato l’ ira degli Stati Uniti che, con Obama in primis, hanno minacciato un’ imminente raid militare salvo poi ripensarci nel caso in cui il suddetto arsenale sia consegnato nelle mani delle autorità internazionali che provvederanno poi alla loro distruzione.

Il dibattito internazionale, a fronte degli eventi accaduti, si è fatto sempre più frenetico vedendo da un lato gli U.S.A. impazienti di intervenire per scongiurare la minaccia, e da un lato l’ ONU e parte dell’ Europa che ancora si interrogano sull’ effettiva necessità di un intervento militare a discapito di una via diplomatica per la risoluzione della questione.

Questo confronto ha lasciato trasparire tutta la fragilità politica dell’ Europa che ancora una volta si presenta disunita e disomogenea  sulle decisioni da prendere in merito, facendo così perdere tutto il peso politico che una strategia unitaria dell’ unione poteva imprimere.

D’ altra parte si può ben percepire il grande peso che gli Stati Uniti d’ America hanno ancora sul destino del mondo, a fronte di un’ ONU che ancora non sembra dare incisività alla sua azione e con Russia e Cina che sembrano le uniche a poter contraddire le decisioni prese dal paese a stelle e strisce.

Curiosa può sembrare anche che la decisione di intervenire militarmente in Siria sia stata presa da un presidente, Barack Obama, che nel 2009 è stato insignito del Premio Nobel per la Pace “per i suoi straordinari sforzi per rafforzare la diplomazia internazionale e cooperazione tra i popoli”.

Fonte di preoccupazione, inoltre, è anche la dichiarazione dell’ Iran che ha già annunciato di attaccare Israele in caso di intervento militare allargando così ulteriormente il conflitto.

Sull’ utilizzo delle armi chimiche da parte del regime, sembrano poi spuntare delle ombre stando alle dichiarazioni di Piccinin, compagno di sventura di Domenico Quirico, l’ inviato de “La Stampa” in Siria catturato e imprigionato per più di quattro mesi e liberato solo pochi giorni fa, che ha raccontato di aver origliato, durante la prigionia, una conversazione di alcuni ribelli via Skype nella quale si insinuava che fossero stati gli stessi ribelli a utilizzare l’ arsenale chimico per scatenare una reazione dell’ occidente. Tutto ciò và certamente preso con le pinze, ma rigetta ulteriormente nel dubbio la legittimità dell’ intervento militare.

Si auspica ad una risoluzione per vie diplomatiche del conflitto, anche se non è una cosa semplice, scongiurando l’ ennesima guerra, e l’ Europa, in tutto questo, deve cercare di conquistarsi un ruolo di primo piano evitando, come sempre, di fare la figura di comparsa.

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