La rabbia non sia la guida

Sono passati neanche due giorni dagli attentati di Parigi, lo sgomento è ancora vivido nelle nostre menti e la ferita lasciata da questo, anzi, questi estremi gesti di insensata violenza necessiterà di molto tempo prima che si rimargini. Se si pensa poi che la maggior parte delle vittime sono giovani, giovani che avevano ancora tutta una vita da sognare, una vita di cui godere e ancora da disegnare, fa ancora più male, perchè è come spezzare le gambe a un futuro che deve ancora venire, gettare ombra su quelle poche certezze che ci poteva riservare il domani. Tutto il mondo ha riservato gesti di solidarietà e vicinanza alla Francia colpita nel profondo mentre si pone ormai impellente un’ interrogativo:

Che fare adesso?

Rispondere non è affatto semplice, contrariamente a chi vuol far credere che lo sia, non esiste una soluzione semplice ad un probelma così enormemente complicato e lungi da me cercare di dare una risposta. Confido solo che i nostri governanti siano abbastanza lungimiranti da superare gli attriti e di trovare una soluzione che non può che essere condivisa.

E cosa possiamo fare noi?

A questa seconda domanda potrei umilmente rispondere: capire, che non vuol dire non difendersi. L’ errore più grande che possiamo fare in questo momento è lasciarci andare alla ceca rabbia, fare il gioco dei terroristi promuovendo uno scontro indiscriminato a tutto il mondo islamico, senza fare distinzioni, senza riuscire a cogliere quelle determinanti differenze tra il moderato e il radicale, l’ estremismo. Dobbiamo informarci e riuscire ad avere un quadro più ampio possibile delle forze in campo, delle ragioni che alimentanto il terrorismo.

In tal senso un contributo importante ci viene fornito dal dibattito che Oriana Fallaci e Tiziano Terzani ebbero più di 10 anni fa in occasione dell’ attentato alle torri gemelle, un dibattito ancora attualissimo e che ci fa rendere conto di quante poche cose in realtà siano cambiate in tutto questo tempo. La prima ha una posizione estrema, che rispecchia perfettamente l’ animo di una grande fetta di questo paese, ma profondamente errata che promuove lo scontro indiscriminato di culture. Il secondo molto più lucido, con uno sguardo al mondo nella sua totalità, non soggiogato dalla visione distrota della rabbia.

In ultimo vorrei consigliare, oltre alla lettura della lettera con cui Terzani risponde alla Fallaci appena dopo gli attacchi dell’ 11 settembre, un libro, sempre del giornalista fiorentino, che prende il nome di “Lettere contro la guerra” che spero possa quantomeno allargare la visione del mondo in cui viviamo e dei fatti che stanno accadendo.

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